20.10.06

INCONTROTEMPO 3.0

::::: INCONTROTEMPO³ :::::
Per la cospirazione precaria


incontrotempo.jpg

Perché dal calore nasce sempre energia, dall'energia nasce sempre potenza, dalla potenza nasce sempre la vita e dalla vita nasce sempre un respiro...perché cospirare vuol dire respirare insieme.

PROGRAMMA.
[Programma completo in versione PDF] - [I luoghi di Incontrotempo3]

MATERIALI.
[Stesse lame, stesse trame] [Chi lotta non muore mai] [Diritto all'abitare]

INIZIATIVE.
[Antiracist Sport Contest] [Dancehall contro il fascismo] [Teatro "Mimmo Pupazzo. Cattedrale di spreco"] [Teatro "Viviamo tutti in un sogno stanco"] [Libri "The dark side of Google"]

Posted by acrobata at 21:47 | Comments (0)

22.02.04

VERSO IL FESTIVAL DEL PRECARIATO METROPOLITANO

INCONTROTEMPO II
…RITORNA IL PRECARIATO!

“…Vorremmo che questi giorni fossero un momento di condivisione sulla questione della precarietà, del tempo e del reddito in cui circolino esperienze passate, presenti o future delle rivendicazioni sociali, delle diverse esperienze territoriali, della lotta per la casa, della questione comunicazione e informazione, della formazione e del sapere, delle esperienze di una produzione altra. Vorremmo che fossero giorni di festa. Giorni di incontri, storie, esperienze, autoproduzioni di quotidiana contrapposizione tra capitale e vita…”

Questa è una parte dell’appello che un anno fa ha portato alla costruzione di Incontrotempo, festival del precariato metropolitano. Provavamo per la prima volta a parlarci e a riconoscerci.
Ad un anno di distanza vogliamo ancor di più incontrarci, e far incontrare tra loro, tante delle situazioni di lotta che in questi mesi sono cresciute.
Precari e precarie che si sono autorganizzati/e sul posto di lavoro, precari per definizione, così come per il diritto alla casa, per i diritti di cittadinanza, per una reddito garantito, precari per la vita!

Esperienze significative perché di rottura con le pratiche concertative, perché aprono percorsi di riappropriazione e rivendicazione, perché rappresentano quella conflittualità diffusa che si è espressa a Scanzano come nella MayDay Parade.
Mettere al centro la pratica del riconoscimento reciproco, a partire dalla comune condizione di precarietà, dai bisogni di cui come soggetti sociali siamo portatori, per scoprire percorsi di lotta inclusivi, riproducibili, in grado da subito di trasformare l’esistente, di imporre nuovi rapporti di forza.
Ci piacerebbe trovare connessioni e denominatori comuni per riuscire ad organizzare altri percorsi insieme, a far parlare tra loro chi già si è autorganizzato con chi ancora affronta la solitudine che il mercato e la guerra sociale ci stanno imponendo.
Siamo infatti convinti che nella solitudine non si vinca niente!

E allora proviamo a sottrarci e rilanciare!

Vorremmo ancora una volta cospirare, respirare insieme nell’ideazione e nella realizzazione di questo festival, vorremmo ricevere e discutere tutte le suggestioni che possono arrivare da ogni parte d’Italia, orizzontalmente buttar giù il canovaccio del festival, i tavoli di dicussione e i dibattiti perché quello che ci interessa è soprattutto recuperare la pratica di un fare comune .
Provare ancora una volta a battere il NOSTRO tempo, costruire conquiste, vittorie collettive che siano alla base di trasformazioni dello stato di cose presenti.

Posted by Acrobax at 10:50 | Comments (5851)

30.09.03

programma delle serate

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Posted by acrobata at 14:13

il manifesto

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Posted by acrobata at 14:08

11.06.03

IncontroTempo: costruiamo insieme il festival del precariato metropolitano da tenersi a settembre a Roma

Un invito a respirare insieme.

Insieme, perché la sensazione che ormai ci pervade data dalle condizioni in cui viviamo in questa epoca del dominio neoliberista e della “forza armata”, è proprio quella di una precarietà permanente. Una precarietà che pervade le nostre giornate, la nostra quotidianità, una condizione generalizzata comune a tanti e che attraversando tutti gli aspetti della nostra vita ormai fuoriesce anche da una condizione specifica, cioè della precarietà intesa e legata all’aspetto lavorativo.
Viviamo vite precarie anche se ci sentiamo costantemente al lavoro, in produzione, numeri e carne utile al consumo.
Viviamo vite a tempo determinato

perché la guerra permanente ci rende precari nel futuro, schiavi di chi domina la vita. Perché la distruzione di diritti ci rende inclusi nella produzione e nel consumo ma esclusi da qualsiasi rivendicazione possibile. Perché il controllo sociale e la frammentazione tendono a rompere proprio quella cooperazione in grado di sganciarsi dal ricatto del salario ed in grado di trasformare l’esistente.
Vite a tempo determinato che vogliono determinarsi perché è proprio il tempo che vogliamo riconquistare nella nostra vita. Un incontro con il tempo per andare contro tempo.
Con questo invito vorremmo tentare di costruire insieme un momento di condivisione a partire dalla comune condizione di precarietà in cui le nostre vite sono state costrette.
Vi proponiamo di costruire insieme quattro giornate che non vogliono essere solo un happening, ma una occasione da vivere, cercando di confrontarci, riconoscerci, scambiare. Vi proponiamo quattro giorni di fine luglio a Roma da realizzare insieme, in cui ognuno porti del suo.
L’auspicio è che quella ricchezza e intelligenza sociale messa oggi al lavoro anche oltre il lavoro, esploda nella cooperazione sociale orizzontale per una trasformazione dell’esistente.
Il desiderio è quello di costruire 4 giorni in cui le esperienze di lotta del precariato metropolitano, le rivendicazioni sociali, i bisogni ed il desiderio di riappropriazione del tempo e del reddito, si incontrino, a partire dalle proprie esperienze e difficoltà.
Vorremmo che questi 4 giorni fossero un momento di condivisione sulla questione della precarietà, del tempo e del reddito in cui circolino esperienze passate, presenti o future delle rivendicazioni sociali, delle diverse esperienze territoriali, della lotta per la casa, della questione comunicazione e informazione, della formazione e del sapere, delle esperienze di una produzione altra. Vorremmo che fossero giorni di festa. Quattro giorni di incontri, storie, esperienze, autoproduzioni di quotidiana contrapposizione tra capitale e vita.
Anche per la costruzione di questi giorni non ci sarà un comitato promotore che decide i termini, temi, interlocutori, relatori, musicisti….ma è indispensabile che nasca e sia diffusa la volontà di costruire in comune un contesto in cui ciascuno porterà del suo. Quattro giorni in cui far vivere anche un campeggio autogestito all’interno di uno spazio “comune”. Un campeggio che reclami reddito. Un campeggio che sia anche riappropriazione. Dormire a Roma costa caro…
Ci auguriamo quindi che arrivino proposte di workshop, seminari, dibattiti, incontri nazionali, territoriali, spettacoli o performances teatrali, installazioni video, proposte musicali stand di informazione e comunicazione. Creare un contesto quindi di chi sente forte la centralità di questi argomenti, di chi li vive, di chi subisce e rivendica una vita migliore.
Costruire uno spazio comune per svelarsi con proposte possibili e raccontarci. Sappiamo che la trasformazione può essere nelle nostre mani, per questo attraverso la socializzazione di questo articolato e festoso percorso, nella sua preparazione, non vogliamo delegare ad altri i nostri desideri; costruire quindi insieme questo appuntamento significa scoprire la potenzialità della cooperazione e probabilmente di percorsi possibili in grado di trasformare lo stato di cose presenti.
Tutto quello che ci auguriamo è che sia un momento consapevole e da attraversare consapevolmente, certi del fatto che nessuno di noi sa quello che queste giornate potranno costruire o far scaturire il giorno dopo, non si tratterà di sottoscrivere mozioni unitarie o documenti ufficiali, ma sarà già molto e importante, scambiarci i nostri indirizzi, per trovarci ancora, anche oltre il giorno dopo.
Vi invitiamo quindi a mettervi in contatto da subito per costruire insieme:

INCONTROTEMPO

A Roma, al LOA ACROBAX presso l’ex-cinodromo occupato
per info:

- acrobaxproject@autistici.org
- info@infoxoa.org
- tel. 065582715 -

Posted by Acrobax at 00:09 | Comments (0)

10.06.03

programma incontrotempo

18-21 settembre 2003


Dalla ricchezza e dalla molteplicità di esperienze sociali, politiche, culturale nasce…


INCONTROTEMPO

festa del precariato metropolitano
Roma 18 - 21 settembre 2003


durante tutta la festa: Radio Precarix in collaborazione con Radio Onda Rossa - ANT TV – Cinema – Videoinchieste - mostre fotografiche - stand di comunicazione, ozio e

controinformazione - Performance comunicative libere - trattoria sociale autogestita - campeggio libero
Giovedì 18 settembre


Dalle ore 16:00
. accoglienza
. preparazione stand e punti di contro informazione
. apertura campeggio libero
Dalle ore 18:00
Presentazione FAZ (Zone finanziariamente Autonome) l’uscita dalla precarietà attraverso una economia autogestita che crea ricchezza e distribuisce reddito di cittadinanza ore 18:00
Dalle ore 21:00
-"L'Africa incontra il Mediterraneo" live music con M.Martino e M.Bignardelli
- Teatro: "Parole, testi, musica e corpo contro la precarietà" di Triangolo Scaleno.
- "Yes money Yes party - welcome cocktail night" music control FranziKo.


Venerdi 19 settembre


Dalle ore 15:00
Reddito e precariato.
“Tra le diverse declinazioni di precariato, la trasformazione del mercato del lavoro, dal controllo sociale alle diverse declinazioni per la rivendicazione di reddito”
Know how: streaming e comunicazione
Dalle ore 21:00
- Teatro: “Don Chishock” a cura di Scacco Matto
- Teatro: “Autoginnastica” di e con Fabio Massi
Dalle ore 22:00
La notte delle autoproduzioni:
Nella zona palco:
- Beth + Rancore + R.U.N.I.
Sabot
Nella zona circuito :
- B Team meets King Warriors
- ZK techno sound

.Sabato 20 settembre


Dalle ore 9:30 :
Incontro nazionale Rete per il Reddito Sociale
Dalle ore 11:00
Forme di resistenza e cooperazione sociale metropolitana.
“Dalla battaglia per la casa alle forme di condivisione del sapere, dalla produzione sociale altra alle battaglie deiprecari, dalle esperienze di comunicazione e informazione orizzontale alle rivendicazioni possibili”
Dalle ore 17:00
“Boicottaggio e consumo critico” a partire dalla campagna di boicottaggio della Coca Cola “L’arte precaria”
“Migranti e bisogni” dal campeggio no border dell’estate 2003
Presentazione performativa del libro “Lavorare stronca” di Tony Allotta edizioni Malatempora
Ore 19:00
Assemblea Pubblica
dalle ore 21:00:
-Presentazione videoinchiesta “Dax odia ancora”
- Teatro: “Parole, testi, musica e corpo contro la precarietà” a cura di Triangolo Scaleno
Nella zona Palco :
Spasulati Reggae Band + Rare Tracce + Baobab musica elettro afro e danza
Radici nel cemento
Nella zona circuito :
KAOS KREW + Erba Pipa + ROOTSMAN

Domenica 21 settembre


Dalle ore 11:00
- Torneo di calcetto: “dai un calcio alla precarietà” (iscrizioni nei giorni della festa)
- “Chill Out Sounday System” free style music selection
Dalle ore 12:00
Incontro autogestito: “tempi di vita tempi di lavoro e precarietà”


Le proposte, le idee, le comunicazioni possono essere fatte a:


acrobaxproject@autistici.org
info@infoxoa.org
tel. 065582715
oppure iscrivetevi alla mailing list del sito:
redditodicittadinanza.org

Posted by Acrobax at 00:32 | Comments (0)

16.10.02

Lavoratori e lavoratrici informatici/che

Invitiamo la signoria Vostra alla partecipazione al tavolo "lavoratori e lavoratrici informatici&che uniamoci" che si terra' sabato 21 ottobre h 12 ad IncontroTempo, il festival del precariato metropolitano, in corso al L.O.A. Acrobax nei giorni del 20 e 21 ottobre.
Per condividere esperienze lavorative nel mondo dell'informazione tecnologica, per valorizzarle da un punto di vista socio-politico, per cospirare di nuove tattiche e nuovi strumenti di difesa della nostra tutela psicofisica, per rivendicare vecchi diritti e soprattutto immaginarne di nuovi.
Questo il testo da cui vorremmo partire:
Lavorare nell'informazione tecnologica.
Nonostante vi siano relazioni interessanti da indagare tra i vari tipi di lavoro, abbiamo deciso di soffermare la nostra attenzione sul lavoro informatico, per restringere l'ambito che altrimenti sarebbe troppo vasto.
Il mondo dell'informatica è indubbiamente privilegiato rispetto ad altri settori lavorativi, nel senso che offre molte più opportunità. Allo stesso tempo aumenta anche l'entità dello sfruttamento. Le percentuali di profitto netto in alcuni casi sono esagerate persino per la teoria economica classica (rapporti uno a 20 tra remunerazione dei dipendenti e introito dell'azienda).
L'obiettivo generale che ci prefiggiamo è di creare una coscienza di classe, basata sulla costruzione di strumenti di tutela del/nel nostro lavoro e di stimolo per l'autogestione dello stesso.
Perché non ci piace lavorare in un'azienda for profit
1) E' basata su dinamiche gerarchiche (non c'è spazio per partecipazione e consenso)
2) Risolve i conflitti interni ed esterni con il ricorso a strumenti legali coercitivi
3) Organizzazione verticista del lavoro
4) Relazioni interne disumanizzanti
5) Impiantata sull'ideologia neoliberista
6) Pratica il ricorso sistematico all'outsourcing al solo scopo di profitto, senza generare il valore aggiunto che discende dalla collaborazione
7) Produce contenuti e strumenti non aperti e non liberi (es., codice proprietario), oppure sfruttano il software libero senza contribuire al suo sviluppo e senza aderire alla sua filosofia
8) Ha clienti con i quali ci troviamo a disagio (es., signori della guerra, dello sfruttamento, della repressione)
1. Fino a che livello l'obiezione di coscienza può essere praticata? Fino a dove è corretto ed efficace risalire la catena di clienti e fornitori?
2. Possono gli strumenti di social accountability essere
efficaci in questo contesto?
9) La qualità del lavoro è molto bassa:
1. retribuzione fortemente differenziata tra dipendenti e sperequata con i capi
2. sfruttamento e precariato
10) La qualità del prodotto è pessima
1. viene seguita la legge del massimo profitto col minimo costo 2. una sua misura può essere il rapporto tra funzionalità e accessibilità (es.: Java è puramente funzionale: accresce la produttività lorda, diminuisce la qualità netta e contribuisce al consumismo hardware)
11) Viene praticato un controllo repressivo dei dipendenti (mail e web sotto controllo)
12) Si ingenerano dinamiche in base alle quali chi è in grado di prendersi e far valere i propri diritti riesce ad avere un trattamento dignitoso, chi non ci riesce, per indole o abitudine, si ritrova schiacciato
13) E' estremamente facile in determinati momenti maturare una anche forte disaffezione dal lavoro che porta al sabotaggio
Proposte che porteremo ad Incontrotempo:
Pensiamo ad una nuova forma di lavoro che non riproduca le dinamiche perverse che abbiamo descritto e favorisca etica e qualità, interne ed esterne. Il diritto societario italiano ci dà fondamentalmente tre possibilità di azione compatibili con i nostri obiettivi: la cooperativa (nelle sue varie forme), l'associazione (nelle sue varie forme), il gruppo informale (che lascia libertà totale in quanto non è regolato).
Schematizzando al massimo, la militanza può essere espressa nella maniera più forte in un gruppo informale e cala progressivamente passando per l'associazione e infine nella cooperativa. Viceversa, le possibilità di lavoro stabile sono maggiori in una cooperativa e via via decrescenti in un'associazione e infine in un gruppo informale. A grandi linee, in una cooperativa si lavora, in un'associazione si fa del volontariato, in un gruppo informale si fa conflitto. Naturalmente, sia in teoria che in pratica, esistono forti intersezioni tra questi ambiti, a tutti i livelli, per cui anche una cooperativa può fare militanza e anche un gruppo informale può generare lavoro.
E' anche vero che le forme del diritto societario sono inadeguate perché sono pensate per un mondo che è nel frattempo profondamente cambiato, per cui le nostre idee devono essere forzatamente inserite in uno schema spesso inefficiente. Ad esempio, le certificazioni spesso si riducono ad un'etichetta priva di reali garanzie di professionalità. Oppure il decisionismo dei Consigli di Amministrazione, che non prevede modalità partecipative ne' esprime decisioni condivise collettivamente, ma è previsto dalla legge.
Alcuni strumenti (work in progress):
o Corsi di orientamento per creare “la tua cosa“ (come si scrivono progetti, si cercano bandi, quali sono le leggi, ecc.)
o How-to dell'autogestione del lavoro
o Proto-consorzio delle realtà interessate o che si sono già mosse in questo senso
o Esperienze degli Incubatori e degli strumenti nati per l'emancipazione
o Portale che riassuma il lavoro fatto e che contenga:
o risorse
o forum
o materiali
o news
o sportelli informativi
Come entra in questo il sindacato? A noi sembra che il sindacato così come è oggi sia una struttura assolutamente inadeguata. Forse neanche una sua riforma potrebbe renderlo quello strumento di lotta che era un tempo. Va ripensato totalmente, considerato che il modo di produzione ha subito una rivoluzione, mentre il sindacato no.
Se voleste mica aggiornarci della vostra presenza fareste opera grata :)

BugsLab.net

Posted by acrobata at 12:49 | Comments (0)

15.10.02

Dark side of Google

Oltre 55 milioni di visitatori per Google nella sola europa per un valore di 140 milioni di dollari.
Quello che viene spacciato come uno spazio fruibile gratuitamente nasconde in realtà meccanismi che tracciano profili di utenti. Un motore di ricerca monodirezionale, le notizie si possono solo cercare, che non esprime la vera multiculturalità della rete.
Dall'altra parte nel 2000 nasce Indymedia.org, uno spazio aperto e orizzontale di circolazione e condivisione dell'informazione e dei saperi.
Il concetto di pubblicazione aperta rivoluziona l'informazione: in qualsiasi parte del mondo ci troviamo possiamo dire la nostra, senza essere tracciati da Google earth.
Vi sembra poco?

Posted by acrobata at 21:18 | Comments (0)

14.10.02

Letteratura A Progetto. Come si scrive precarietà?

È possibile una letteratura del lavoro oggi? Nel secondo novecento, e in particolare in Italia, c'è stata una importante letteratura industriale: quella che ha raccontato il lavoro, i lavoratori, le lavoratrici, le loro lotte e passioni. Certo, con differenti punti di vista e chiavi di lettura e stili. Ma avendo chiaro quale fosse il “tema”, quali fossero i soggetti. Anche quando non si raccontavano vite operaie, la fabbrica e la produzione materiale erano lo sfondo, l’ambientazione, la trama. Ora: è possibile una letteratura del lavoro post-industriale?

Esiste (e qual è) la forma della rappresentazione artistica del lavoro al tempo del precariato? Si può scriverne, nonostante la resistenza, la distanza (quando non l’ostilità) del precariato stesso alla rappresentazione? Un carattere distintivo del nuovo soggetto del lavoro sembra questa sua irrapresentabilità, che non è solo segno di una difficoltà della teoria e della politica a comprendere i mutamenti e interpretarli, ma anche di una “fuga” soggettiva dalla delega a qualcun altro. È un limite, è una forza, per la scrittura? E ancora: che cosa può essere la narrazione di un soggetto del lavoro che si batte per le tutele, le garanzie nel lavoro ma anche “rifiuta” il lavoro, non costruisce la propria identità [singolare, collettiva] nel lavoro?

Scrivere di precari è scrivere di noi: google generation, generazione precaria, liquida, milleurista, low cost, generazione X.

La nuova narrativa precaria è a un tempo figlia di una moda, di un'urgenza e di un coraggio non comune. Lungi dall'essere ombelicale, trasmette segnali di fumo a chi vive oggi. Segnali che dicono: si può parlare, si può scrivere. Non siamo invisibili.

Pure, c’è il rischio di trasformare la precarietà in un feticcio. Il mercato editoriale sembra aver colto questo. Il messaggio può diventare ridondante e ambiguo: chiuso tra l'individualismo che paralizza e l'impossibilità di trovare un filo conduttore che unifichi le esperienze. Invece di scoprire, nella lettura, cosa ci accomuna, sperimentiamo un eterno ritorno del diverso che ci lascia spaesati. L’immediata relazione fra “vita singolare” e “comunità” [classe, società] che la letteratura del lavoro, della fabbrica del novecento trovava già e produceva nel lettore non è più data e non si manifesta. La frammentazione del lavoro si specchia in una rappresentazione frammentata, l’una fotocopia dell’altra.

Manca un linguaggio che alluda al superamento della crisi, alla cooperazione tra soggetti. Mancano queste storie.

Quello a cui vi invitiamo, che vorremmo realizzare insieme è un seminario su questi temi, all’interno della III edizione della festa dei precari e delle precarie . Incontrotempo è uno spazio di partecipazione e cospirazione, in cui immaginare una soluzione comune che ci faccia superare l’isolamento e la frammentazione che la precarietà di vita ci impone. La terza edizione di Incontrotempo vuole superare il piano della narrazione della propria precarietà, elemento comunque centrale per il ri-conoscimento, per proporre un piano di attivazione sociale. Passare dalla narrazione alla creazione, dal racconto della propria condizione di precarietà sociale e lavorativa alla proposta di un percorso di attivazione.
Un incontro, un dibattito aperto – da tenere a Roma, presso il L.o.a. Acrobax, Laboratorio del precariato metropolitano il 20 ottobre – fra precari, scrittori che hanno scritto di precariato, lettori, giornalisti di pagine culturali, uffici stampa che promuovono questo o quel libro, case editrici, ricercatori che studiano la letteratura del lavoro.

Un ragionare, un discutere insieme, un laboratorio.
A noi sembra che attraverso questa nuova letteratura si stia cercando un'altra forma di linguaggio: questo linguaggio fatica ancora a sostituire lo strapotere della modalità dominante di rappresentazione.
Eppure, la ‘poetica’ può essere un elemento straordinario nella costruzione di un nuovo spazio pubblico democratico, nel riportare la materialità delle vite del lavoro al centro delle cose.

Promotori: Loa Acrobax., Ricercatori precari.

*Prime adesioni: *

Mario Desiati, Christian Raimo, Michela Murgia, Nicola Lagioia, Francesco Dezio, Giorgio Falco, Aldo Nove, Andrea Bajani, Alessandro Leogrande, Katia Cappellini, Benedetto Vecchi (Il manifesto), Angela Azzaro (Liberazione), Sergio Bianchi (Deriveapprodi), Luisa Capelli (Meltemi Editore), Marco Bascetta (manifestolibri), Graziano Graziani (Carta), I Quindici, Lanfranco Caminiti…..

Posted by acrobata at 12:43 | Comments (0)

Panzieri e Inchiesta

Raniero Panzieri (1921-1964) intellettuale, dirigente del movimento operaio e militante rivoluzionario. Come dirigente del PSI, nel dopoguerra, partecipò a importanti lotte di massa (comel'occupazione delle terre in Sicilia) e diresse per un paio d'anni la rivista "Mondo Operaio". Quando la linea dell'alleanza con la DC prevalse nel partito, si dimise da funzionario e and? a Torino a lavorare alla casa editrice Einaudi (1959). A Torino preparò e costruì la nascita dei "Quaderni rossi". Nel 1963 fu licenziato da Einaudi a causa delle sue posizioni politiche, e passò l'ultimo anno di vita come disoccupato. Morì per un'emorragia cerebrale nel 1964, a soli 43 anni.
Il libro "Raniero Panzieri, un uomo di frontiera" contiene materiali di vario tipo: ricordi, ricostruzioni storiche del lavoro di Panzieri e dei Quaderni rossi, analisi dei suoi contributi teorici. Ma perchè Panzieri è oggi attuale? Da qui partiremo per vedere come si pone oggi uno dei temi centrali del lavoro di Panzieri e dei Quaderni rossi: l'inchiesta.
Negli anni 60, l'inchiesta fu usata come strumento "anti-ideologico", per andare a vedere direttamente le condizioni (e le idee!) dei lavoratori, contro le visioni schematiche e astratte che spesso imperavano anche a sinistra: contro l'ideologia della "integrazione della classe operaia", prima, e poi - dopo le grandi lotte del 62 - contro l'ideologia che vedeva nella classe operaia un soggetto rivoluzionario già bell'e pronto. L'inchiesta come strumento di lotta e non come sapere accademico, come spazio di rilettura delle trasformazioni del capitale e strumento di intervento politico. Quell'inchiesta operaia che ridefiniva la centralità del soggetto operaio e dei luoghi dello scontro di classe. A fronte di una crisi complessiva del movimento marxista ufficiale arenatosi dentro le sacche togliattiane e filo Pcus anche dopo il congresso di destalinizzazione. Si riapriva la stagione della rilettura del capitale calibrata dentro un nuovo contesto sociale e politico, partendo anche dalle trasformazioni del paese Italia che entrava a gran ritmo nel nuovo mondo capitalista post guerra.
Dall'inchiesta operaia al ruolo centrale della fabbrica al territorio, dal fordismo al post fordismo, dai movimenti operai ai movimenti sociali, dalla trasformazione del capitale al soggetto, dall'operaismo e all'operaio massa alla precarietà.Questi ed altri sono i temi che vorremmo discutere, prendendo spunto dall'esperienza e dall'elaborazione di Raniero Panzieri.

Posted by acrobata at 12:29 | Comments (0)

11.10.02

RENOIZE CUP

all'interno di Incontrotempo3
le festa delle precarie e dei precari

ANTIRACIST SPORT CONTEST
Torneo di calciotto
"Renoize cup"
20 e 21 ottobre 2006


Incontrotempo^3 presenta: Renoize cup torneo di calciotto antirazzista..sport VS repressione.

L'iniziativa si svolgerà durante incontrotempo^3 in due giornate, venerdi 20 e sabato 21 ottobre:


Prima giornata venerdi 20 ottobre:
Ore 18.00 aperitivo e presentazione dell' ANTIRACIST SPORT CONTEST..
Ore 20 fischio d'inizio del torneo..
in chiusura di serata cena sociale ALL REDS RUGBY ROMA e concerto jazz

Seconda giornata sabato 21 ottobre:
Ore 11.00 inizio delle partite fino a conclusione del torneo.
Ore 19.00 tavolo di discussione su "sport, momento di socialità e comunicazione?" e "sport, strumento di controllo e repressione politica?"

A seguire cena sociale e "Dancehall contro il fascismo": KAOS crew: - Baracca Sound - More Fire - Lionheart Sound - Downtown Rockers - Rankis Nano - Dual Core srl

Per informazioni e iscrizioni: renoizecup@yahoo.it

..perchè cospirare vuol dire respirare insieme..
AMA IL CALCIO
ODIA IL FASCISMO

Posted by acrobata at 19:17 | Comments (0)

Precarietà, reddito e nuovi diritti

Il sistema del lavoro, negli ultimi decenni del secolo XX, ha subito profonde trasformazioni.
Le strutture e le dinamiche che, dal dopoguerra fino agli anni Ottanta, hanno caratterizzato il sistema del lavoro hanno cambiato radicalmente aspetto. Da un lavoro a tempo pieno fondato sul principio del “lavoro per una vita”, caratterizzato da una ritmicità e continuatività della produzione e del sistema di lavoro in cui si determinava un’organizzazione della vita non meno ritmicamente scandita da cicli ben determinati, si è assistito ad una radicale trasformazione delle forme di produzione e di regolazione dei rapporti fra impresa e lavoro, alla decentralizzazione della produzione e alla flessibilità della prestazione.
Nel periodo precedente le scuole e le università pubbliche formavano l’individuo, prima del suo ingresso nel mondo del lavoro, il sistema pensionistico garantiva un certo grado di sicurezza economica a chi usciva da esso. Un insieme di garanzie sociali, il Welfare state, con cui lo Stato poteva sostenere anche gli squilibri intrinseci del sistema di lavoro.
Oggi il lavoro fisso è sempre meno una possibilità reale e si è iniziato a parlare di precarietà del lavoro e della vita quale risvolto negativo della flessibilità introdotta da questo nuovo sistema del lavoro. Forme di lavoro a termine, stagionale o d’inserimento, sono sempre esistite. Si trattava, però, quasi sempre di forme di lavoro circostanziate nel tempo e relative ad alcuni settori di produzione. Oggi la temporaneità della prestazione è stata esportata da settori specifici a tutta la produzione di servizi e non. La flessibilità si è imposta come modello di riferimento generale per tutto il mondo del lavoro e la precarietà, per anni circoscritta ad alcune aree della produzione, ha finito per coinvolgere vasti segmenti di produzione e strati sempre più larghi di popolazione. Il lavoratore flessibile e precario, si trova di fronte alle esigenze della propria esistenza privo della pur minima protezione sociale. Ciò comporta forti squilibri soprattutto nella gestione della propria vita presente e nelle scelte per il futuro. Nell’introdurre la flessibilità del lavoro, nel liberalizzare il rapporto tra impresa e lavoratori, la legislazione ha mancato di stabilire un sistema di garanzie che fosse adeguato a queste nuove forme di contratto di lavoro. La liberalizzazione dei contratti ha finito per coincidere con una vera e propria deregolamentazione dei rapporti tra lavoratori e impresa.
La flessibilità frammenta oggettivamente e soggettivamente la composizione della forza lavoro, delocalizza la produzione e spezza i legami sociali che si stabilivano tra i lavoratori e tra il lavoratore e il proprio lavoro. Il lavoro flessibile è sempre più spesso un lavoro individualizzato, dove ognuno gioca per sé, per un tempo determinato. I costi sociali di questa condizione sono spesso molto alti.
Il rapporto tra le scelte personali e le condizioni socio-economiche è particolarmente stringente per chi è in una condizione di precarietà. Le condizioni di instabilità economica restringono le possibilità di scelta sul presente, a prediligere soluzioni temporanee su ogni fronte e a dare seguito spesso a rinunce definitive (come crearsi una famiglia o avere figli). Con l’estendersi della precarietà, il ciclo di vita individuale è divenuto più articolato e meno certo. Nello stesso tempo, la formazione, una volta relegata all’età pre-lavorativa, oggi, sempre più, tende a sovrapporsi, temporalmente, alla fase del lavoro e del non lavoro: si parla infatti di “formazione continua” dei soggetti (long life learning).
Sapersi muovere tra le opportunità più differenti, saper scegliere, saper “fiutare le occasioni”, saper essere “imprenditore di se stesso”, saper rischiare: tutto questo richiede una pazienza e una saggezza che vengono dalle esperienze di vita in generale, per cui si parla sempre più spesso di individuazione di competenze di base e trasversali. Chi è in condizione di precarietà deve continuamente riorganizzare questo tempo libero in funzione delle richieste del mercato, delle sue fluttuazioni. È proprio la possibilità di affrontare questa organizzazione del proprio tempo extralavorativo a fare la differenza tra le opportunità che ciascun cittadino possiede per trovare un impiego dignitoso. Spesso, quando possono, sono le famiglie d’origine che fanno fronte a queste esigenze ma, in questo caso, diviene facilmente comprensibile quanto ciò pesi nel determinare una forte asimmetria tra le opportunità sociali su cui gli individui possono contare. Chi non ha un solido sostegno economico personale o familiare, indipendentemente spesso dalle sue capacità e dal suo impegno, difficilmente potrà fare adeguatamente fronte alla ricerca di una dignitosa allocazione professionale.

Va detto però che la flessibilità è un concetto ambivalente perchè identifica un processo che, se da un lato individualizza il prestatore di forza lavoro, indebolendone la forza contrattuale, dall’altro lo libera dalla costrizione del posto fisso qualunque esso sia. Quest’ultimo aspetto potrebbe anche produrre, all’opposto, una maggiore valorizzazione del lavoratore stesso, sganciando la sua vita dalla routine e dalla ripetizione ed esaltandone le competenze soggettive, anche accompagnate da un ruolo maggiore della formazione professionale, in grado di permettere al lavoratore stesso, la costruzione di diverse opportunità professionali nel corso della sua vita. Una cosa possibile, questa, solo nel caso in cui si avessero delle adeguate garanzie di vita nei periodi di inattività. Si tratta, allora, di ripensare il concetto stesso di flessibilità. Si tratta di ridefinire la flessibilità in un’ottica che non veda il lavoratore come puro oggetto passivo, in balia delle fluttuazioni del mercato e delle esigenze dell’impresa, ma di valorizzare le sue capacità produttive, senza svilire le sue urgenze di vita. Si tratta di contrapporre alla flessibilità come condizione soltanto subita, un’impostazione che faccia della flessibilità un’occasione, una possibilità per i lavoratori: una “flessibilità agita”, per poter scegliere.
Si tratta di capire che, con la trasformazione delle condizioni generali del lavoro e della vita, vanno affermandosi nuovi problemi, bisogni sociali primari di un precariato sempre più diffuso. Si tratta di capire, soprattutto, che un lavoratore soggetto alla discontinuità e all’incertezza del reddito, è innanzi tutto un lavoratore fortemente ricattabile, perché costretto ad accettare qualunque occasione, anche la più degradante e mal retribuita, pur di avere un minimo di cui vivere. Cresce e prolifera senza limiti il lavoro nero e irregolare, tutto quel lavoro che è al limite e oltre la legalità. Cresce la speculazione sul lavoro, per cui la flessibilità diventa un’occasione per disporre di manodopera a basso costo e priva di coperture sindacali. La precarietà vuol dire anche questo: sottomissione a rapporti sfavorevoli perché non si ha la possibilità di rifiutare nulla, poiché nulla è garantito. Gli effetti di ciò sul costo del lavoro, sono facilmente immaginabili: si innesca un circolo vizioso che, data la disponibilità di manodopera sotto ricatto, conduce l’impresa a proporre salari sempre più bassi, come tra l’altro dimostrano le statistiche italiane sull’andamento del salario medio, caduto ben al di sotto della media europea.
Ciò sottende, evidentemente, che l’unico modo di ottenere reddito, è sottostare alla scarsità di opportunità realmente offerte, là dove solo i più forti ce la fanno. Una società così strutturata non può che avere quale propria conseguenza logica l’esclusione sociale, soprattutto dei meno abili e scaltri nel maneggiare le regole del mercato. I rapporti degli enti di intervento sociale agli esclusi (per esempio, la Caritas) confermano la crescita del fenomeno e il suo allargarsi su strati sociali tradizionalmente considerati abbastanza garantiti. Forte è l’incidenza della mancanza di lavoro e della disoccupazione classica, ma altrettanto forte è la condizione di precarietà che molti soggetti vivono attraversando continuamente lo stato di lavoratore attivo allo stato di disoccupato. I bisogni che scopriamo tra i lavoratori precari come loro debolezza sociale dimostrano la debolezza della società in quanto tale, dimostrano che, a fronte di un generale sviluppo della produzione flessibile e delle ricchezza che essa ha prodotto, nella società matura una condizione soggettiva di generale insicurezza verso il proprio presente e il proprio futuro.
Il risultato di questo ciclo è una società più povera, più statica e perciò meno produttiva, una società con forti dispersioni di risorse.
In merito a questo vanno segnalate le preoccupazioni emergenti dai dati di fonte Eurostat in merito alla povertà che suggeriscono che questo “ è un fenomeno preoccupante perché in crescita. E solo grazie a massicci interventi sociali i Paesi membri dell'Unione riusciranno a gestire una situazione altrimenti esplosiva. A livello Ue, sono ben 72 milioni le persone in questa categoria, di cui 11 milioni (cioè circa il 15 per cento) si trovano in Italia”. Questo quadro và aggravandosi proprio a fronte di nuove forme di povertà che colpiscono in particolare i giovani. Secondo una ricerca dei servizi di accoglienza Caritas i giovani dai 18 ai 25 anni poveri e a rischio povertà vanno dai 600 mila a oltre il milione. Vanno segnalate infine le allarmanti previsioni che ci dicono che: “la Polonia è in testa alla classifica degli Stati a rischio povertà, con il 49 per cento della popolazione rispetto a una media Ue-25 del 40 per cento. In questa graduatoria, senza interventi sociali in Italia il 42 per cento della popolazione rischia la povertà. Seguono, tra gli altri Paesi, la Grecia (41 per cento), la Spagna (40 per cento) e la Finlandia (40 per cento).” (Fonte Eurostat 2005)
Dalla Francia con il revenue minimum d’insertion all’ Austria con la sozialhilfe fino ai modelli scandinavi e anglosassoni, le reti di protezione sociale oltre il lavoro sono una garanzia ed un diritto ormai decennale. Anche la Spagna negli ultimi anni ha dato vita a forme di reddito di base (renta basica) nelle diverse regioni iberiche. In Europa sono due i paesi che non alcuna forma di sostegno al reddito: Grecia e Italia nonostante la raccomandazione 92\441 del 1992 sulla “garanzia minima di risorse” impegnasse il nostro paese ad adottare misure di reddito minimo come elemento qualificante.

Un problema quello delle nuove garanzie sociali, con la centralità del reddito diretto (monetario) e di quello indiretto (beni e servizi), che coinvolge l’intero continente europeo (che in molti paesi ha trovato già forme di sostegno e garanzie minime) e il nostro paese.
I nuovi problemi quindi vanno compresi nella urgenza che ognuno di essi esprime. È necessario trovare, per ciascuno di essi, un’adeguata soluzione, una forma di sostegno: l’insieme di quelle misure così individuate può definire un nuovo sistema di garanzie, un nuovo sistema di diritti, adeguato a far fronte ai rischi di dissoluzione della vita sociale e democratica.

Posted by acrobata at 19:03 | Comments (0)

09.10.02

Rassegna ded to Antonio

Incontrotempo 3.0

...per una rassegna indipendente di cinema e auto-produzioni video
dedicata ad un fratello…


Antonio ama le immagini in movimento, la musica, le parole… Antonio è un compagno, un amico, un fratello di molti di noi.
Il 17 gennaio ’06 è partito per un viaggio lungo una vita, tutta quella che gli mancava per superare i suoi 28 anni… Antonio è morto di precarietà, è uno delle migliaia di persone che ogni anno perdono la vita durante il lavoro, per colpa del lavoro. Sulle strade, nei cantieri, nelle fabbriche fordiste e postfordiste, negli ospedali... La quotidiana lotta alla sopravvivenza… ma a volte qualcuno non sopravvive, e muore ammazzato. Le morti bianche, senza voce, senza colore, senza motivo. I morti ammazzati nelle carceri, nei commissariati, nei cpt, nelle strade, nelle piazze…

Quanta miseria, quanta rabbia…
Antonio è nei sogni, nei ricordi, negli occhi di molti di noi. È nel nostro fare politica dal basso sempre; nel nostro credere ostinato nell’autorganizzazione delle persone, nelle mille forme possibili della cooperazione sociale; è nel condividere i propri saperi e le proprie esperienze; è nel nostro essere genuinamente antirazzisti, antisessisti, antifascisti, sempre. Nel nostro respirare insieme, nel cospirare…

È anche per questo che il vuoto che ci ha lasciato abbiamo voluto riempirlo con il terzo festival del precariato metropolitano, un festival in cui Antonio credeva fortemente, nella sua maniera speciale di guardare le persone e i movimenti.
Questo spazio è anche il suo, questa festa e questa rassegna video sono anche suoi.

Durante le giornate di Incontrotempo 3.0, il 19-20-21 ottobre ’06, stiamo organizzando una rassegna video con le diverse autoproduzioni e film che affrontano il tema della precarietà, non solo del lavoro o del contratto, ma anche della vita. Perché siamo sempre più convinti che la precarietà sia una condizione molto ampia che ha direttamente a che fare con l’assenza totale dei diritti di esistenza, all’abitare, all’istruzione, alla salute; la precarietà ambientale, sociale, culturale…

Stiamo facendo una programmazione dei contributi da proporre durante la Festa, ma terremo anche il proiettore acceso e aperto a qualsiasi contributo che ci vogliate portare durante le 3 giornate all’ex-Cinodromo.

Ma Antonio oltre alla voglia di fare e promuovere cooperazione e conflitto, ci ha regalato anche centinaia di cd musicali, vhs e dvd di tutti i generi cinematografici, libri, fotografie… E noi, i suoi compagni, i suoi amici, i suoi genitori, vogliamo regalare a lui e a tutt@ noi un’ archivio/mediateca pubblico in cui tutte le sue passioni siano condivise con gli altri, come senz’altro lui per primo avrebbe voluto. Ci stiamo organizzando per poter mettere presto a disposizione di chiunque tutto questo materiale e per questo vorremmo fare un appello che ci auspichiamo giri il più possibile in tutte le reti che attraversiamo o che sfioriamo.

Chiunque abbia voglia di contribuire con qualsiasi tipo di materiale video, audio, libri, fanzine, foto… all’archivio Antonio Salerno Piccinino, lo può mandare o portare di persona all’ex-cinodromo, via della vasca navale, 6 ROMA. O contattare slv@bastardi.net, zoe@inventati.org, precarievisioni@gmail.com
I materiali inviati saranno presentati a Incontrotempo 3.0, saranno messi a disposizione di chiunque voglia copiarli e verranno archiviati nella mediateca di Antonio, per tutt@ quelli che non smettono di sognare e di urlare contro il silenzio e l’ipocrisia…

Posted by acrobata at 21:43 | Comments (0)

06.10.02

PREC’ART

What::
Prec’art è un spazio pubblico per tutti quei creativ@ che sono o si sentono precar@, che vorrebbero la creatività al centro della propria vita ma che invece fanno i conti con l’asfittico e impenetrabile sistema dell’arte ufficiale e la realtà di tutti i giorni, con il lavoro senza contratto, i pochi soldi per l’affitto, e il poco tempo per le proprie opere..

Contest::
Prec’art si svolgerà durante di INCONTROTEMPO alla terza :la festa dei precari e delle precarie Tavoli tematici,incontri, relazioni, socialità verso la cospirazione precaria.. (vedi il programma).

Rules::

Porta la tua creazione, insieme troveremo un luogo all’interno del L.O.A Acrobax Project (ex Cinodromo ). Il tema è libero, ma meglio se “precario”.

The winner is..

Il primo premio verrà corrisposto in relazioni, connessioni sociali, e cospirazioni precarie..perchè cospirare vuol dire respirare insieme..

Per info: bastake@libero.it

Primo appuntamento domenica 8 ottobre ore 20 presso Acrobax

Posted by acrobata at 19:42 | Comments (0)

LO SPORT PER TUTTI E TUTTE

"Sport, voce del verbo TO SPORT: contare i passi, misurare il gioco con il proprio corpo, con la propria vita. Conquistare lo spazio, controllare il tempo, inventare un senso".


Lo sport del novecento

L’impianto ideologico dello sport del Novecento è mutuato dall’industrialismo: il primato della prestazione assoluta; la competizione universale come modello di comportamento; il progresso come crescita materiale illimitata; l’alleanza tra tecnica e lavoro disciplinato; il prestigio e la valorizzazione sociale vincolati al risultato unico.

Lo sport è stato per cento anni un fenomeno planetario di CIVILIZZAZIONE, di globalizzazione buona: pur tra mille contraddizioni e ipocrisie, nello sport andava in scena una società più aperta e paritaria di quella reale, una metafora della moderazione dei rapporti sociali (parità razziale, fair-play, democrazia delle pari opportunità, valorizzazione del corpo).


Tutta l’educazione è fisica

Un buon allenatore dovrebbe essere capace ad organizzare il movimento. Organizzarlo, non reprimerlo. È la responsabilità di gestire il movimento di un gruppo sociale negli spazi e nei tempi della scuola o dello stage. Di creare e condividere gli schemi corporei, le configurazioni motorie e le regole di relazione che attivano sicurezza, curiosità, familiarità, cooperazione. E valorizzazione di sé.

Giochi e risvegli sono un bisogno elementare, non della scuola elementare. Impegnare il corpo nell’esplorazione e nella rappresentazione del mondo è una modalità di base dell’apprendimento, non solo una modalità dell’apprendimento di base. Tutta l’educazione è fisica.

Che cosa esattamente intendiamo dire con lo sport per tutti e tutte, di tuttti e di tutte?

Prima di tutto noi esprimiamo un obiettivo sociale, politico e culturale:noi consideriamo la pratica sportiva come un diritto di cittadinanza da realizzare. Tutti i cittadini devono poter fare sport. Un diritto da realizzare superando le storiche barriere di classe sociale, di sesso, di età e di condizione fisica che escludono ancora milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva.

Consideriamo lo sport per tutti come una parte essenziale del welfare che va garantito a tutti i cittadini. Ma le barriere sociali non sono le uniche barriere che ne impediscono la realizzazione: c’è anche una barriera tecnica, una barriera anche dentro lo sport. Infatti, se lo sport è soltanto massima prestazione e record, non può TECNICAMENTE essere per tutti. Può essere formalmente aperto a tutti, ma è tecnicamente riservato ai migliori. Pensiamo alla scuola: se lo sport nella scuola è indirizzato alla performance, alla selezione precoce dei migliori, non avrà effetti di inclusione ma di esclusione, creerà drop out. Per questo il nostro non è solo un obiettivo sociale ma anche un problema “tecnico”: è la ricerca incessante di nuove forme, di nuove regole, di nuove modalità di attività sportiva, effettivamente praticabili da tutti e a ogni età, non soltanto dai soggetti ottimali. E’ perciò impossibile concepire lo sport per tutti come un casa già pronta, come una costruzione compiuta: è un work in progress una tendenza culturale innovatrice che percorre tutto l’universo sportivo e che si esprime trasformando e rielaborando l’attività sportiva tradizionale e aprendo nuove strade.


Lo sport come diritto di cittadinanza

Lo sport e il mondo che lo caratterizza sono una realta' molto articolata e complessa fatta di miti, storia, campioni, atleti, squadre, manager, allenatori, allenamenti, gare, federazione, club,interessi economici, pubblicita', ideologie, attegiamenti, credenze competizioni, conflitti, divertimento,vincenti e perdenti.

lo sport per tutti e tutte e' qualcos' altro, noi esprimiamo un obiettivo sociale, politico e culturale: noi consideriamo la pratica sportiva come un diritto di cittadinanza da realizzare. Tutti i cittadini devono poter fare sport. Un diritto da realizzare superando le storiche barriere di classe sociale, di sesso, di età e di condizione fisica che escludono ancora milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva. Consideriamo lo sport per tutti come una parte essenziale del welfare che va garantito a tutti i cittadini. Ma le barriere sociali non sono le uniche barriere che impediscono la realizzazione dello “sport per tutti”: c’è anche una barriera tecnica, una barriera anche dentro lo sport. Infatti, se lo sport è soltanto massima prestazione e record, non può TECNICAMENTE essere per tutti. Può essere formalmente aperto a tutti, ma è tecnicamente riservato ai migliori. Pensiamo alla scuola: se lo sport nella scuola è indirizzato alla performance, alla selezione precoce dei migliori, non avrà effetti di inclusione ma di esclusione, creerà drop out. Per questo lo “sport per tutti” è un obiettivo sociale ma anche un problema tecnico: è la ricerca incessante di nuove forme, di nuove regole, di nuove modalità di attività sportiva, effettivamente praticabili da tutti e a ogni età, non soltanto dai soggetti ottimali. E’ perciò impossibile concepire lo sport per tutti come una casa già pronta, come una costruzione compiuta: è un work in progress una tendenza culturale innovatrice che percorre tutto l’universo sportivo e che si esprime trasformando e rielaborando l’attività sportiva tradizionale e aprendo nuove strade.

La Dichiarazione di Barcellona del 22 novembre 1998, a chiusura del Sesto Congresso mondiale dello sport per tutti promosso dal CIO, parla dello sport per tutti come di un “diritto umano”.


Ma che tipo di diritto umano è il diritto allo sport?

Nella cultura sportiva tradizionale, il diritto allo sport significa:SE SEI VELOCE,NON IMPORTA CHE TU SIA BIANCO O NERO.

Nella cultura dello sport per tutti, il diritto allo sport significa il diritto a correre, a nuotare, a giocare ANCHE SE NON SEI VELOCE, anche se sei lontano per età o condizione fisica dall’immagine ideale dello sportivo e del campione.

La pratica sportiva e' quindi intesa come mezzo per soddisfare altri bisogni: preservare un buono stato di salute stare in mezzo la natura, scaricare lo stress, socializzare con altre persone. A questa domanda si deve rispondere con strumenti legislativi e finanziari, adeguati. (Reddito di cittadinanza universale ed incondizionato).

Posted by acrobata at 00:57 | Comments (0)

05.10.02

Flyer programma

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Posted by acrobata at 12:01 | Comments (0)

03.10.02

Programma

Per inviare materiali, proporre tavoli, stand e informazioni: info@acrobax.org
Il sito verrà immediatamente aggiornato.


GIOVEDI 19 OTTOBRE

Casa Occupata del S. Michele. Via del Casale de Merode, 8
ore 20:00
“Mimmo Pupazzo. Cattedrale di spreco”
spettacolo teatrale a cura della De Merode Crew
a seguire
“Aspettando Incontrotempo”, cena sociale


VENERDI 20 OTTOBRE

Sala del consiglio, facoltà di Lettere di Roma Tre (via ostiense 236).
Ore 12:00
Presentazione
libro “The dark side of Google” a cura di Ippolita.net.
Punto informazioni Indymedia

L.O.A. Acrobax Project. Via della vasca navale, 6
Ore 17:00
Come si scrive precarietà? Verso una letteratura a progetto.
Confronto dibattito con scrittori, giornalisti, romanzieri, poeti, narratori di precarietà. Per la costruzione di un laboratorio di scrittura.

Ore 18:00
Aperitivo
Apertura Antiracist sport contest
Inizio torneo di calciotto "Renoize Cup" e distribuzione dossier "Sport vs. Repressione"

Ore 19:00
Proiezione del video “Reinventare il welfare” focus su Belgio e Olanda.
Tavola rotonda ”Precarietà, reddito e nuove garanzie sociali
Infoxoa, Acrobax, Coordinamento Cittadino di lotta per la casa, Andrea Fumagalli, Ricercatori Precari e Chainworkers

Ore 19:30
Reading di Poesie
Interventi di Paolo Chieco, Roberto Pisello, Giorgio Fiume.
Per info: bastake@libero.it

Ore 21:00
Spettacolo Teatrale
“Viviamo tutti in un sogno stanco”
Valentina Fois e Valeria Scisciò

Ore 21:30
Cena Sociale All Reds Rugby Roma

Ore 23:00
Concerto Jazz
Contaminazioni Jazz


SABATO 21 OTTOBRE

Ore 11:00
Antiracist sport contest_ Ama Il Calcio Odia Il Fascismo
Continua il torneo di calciotto “Renoize Cup”

Ore 11:00
Brunch 4 all

Ore 12:00
Presentazione dossier sul Diritto all’abitare
a cura del Coordinamento Cittadino di Lotta per Casa

Ore 13:00
Tavolo "Lavoratori e lavoratrici informatici/che uniamoci"

Ore 15:00
Chainworkers.org promuove: “Dal media mainstream al media sociale: le relazioni e il sapere come spazi di innovazione del conflitto”

Ore 17:00
Workshop tecnico sull'utilizzo di Indymedia.org, a cura di Indymedia Roma

Ore 18:00
Tavolo. Sport: socialità, comunicazione o repressione politica?

Ore 18:00
Presentazione del libro “Raniero Panzieri, un uomo di frontiera”. A cura di Paolo Ferrero, 2005
interviene Vittorio Rieser
a seguire presentazione del sito www.romaprecaria.org

Ore 21:00
Cena Sociale

A SEGUIRE, CON RENATO NEL CUORE

Ore 22:00
Spettacolo Teatrale
“Cosa vuoi da me”
Racconti partigiani
Ass.Culturale Idee In Movimento
Regia di Antonella Raucci

Ore 23:30
Dancehall contro il fascismo: kaos crew sound system, baracca, more fire, lionheart, downtown rockers, rankis nano.


Durante la 2 giorni inoltre ci saranno:

Percorsi cospirativi

Punto sportello MUVER

Punto romaprecaria con distribuzione di mappe e questionari

Punto video, zona masterizzazione…dedicato ad Antonio

Mostre Fotografiche:
Cina, Colombia, Diritto all’abitare, Equilibri, Stato precario (di Alessandro Imbriaco e Francesco Millefiori)

Installazioni:
Stefania di Lino
Prec'art: spazio aperto alla precarietà

Banchetti informativi:
ANPI., Mario Mieli, Terra Terra, Coordinamento Donne, Serpe in seno etc.etc

Materiali a disposizione:
dossier sull'omicidio di Renato, dossier sul diritto all’abitare, materiale sul reddito, dossier sulle morti bianche.

Acrocafé: il bar dell'ex cinodromo

Tunnel: Infoshop, Free Internet

Posted by acrobata at 00:32 | Comments (0)

INCONTROTEMPO 3.0


Abbiamo vissuto la potenza e la vorremmo moltiplicare.

Abbiamo vissuto la comunanza e la vorremmo condividere.

Abbiamo sentito respirare altri precari ed altre precarie e vorremmo respirare insieme.

Invito ad Incontrotempo.
*********************

Questo è un invito alla partecipazione e all’attivazione. E’ un invito a dare vita per il terzo anno ad Incontrotempo, la festa di tutte le precarie e di tutti i precari. Questo è anche un affermazione: che le relazioni tra i precari e le precarie producono la ricchezza di questa società, che le relazione tra i precari e le precarie producono potenza ed allora INCONTROTEMPO³.
Abbiamo iniziato con il raccontarci per uscire dall'invisibilità totale nella quale il mercato-mondo ci voleva relegati, ed allora ci siamo dati un metodo interamente aperto ed orizzontale per costruire il primo festival del precariato metropolitano.

Il secondo anno sentivamo un grosso impulso una grossa voglia di provare a spingerci oltre di provare ad organizzare in maniera comune le nostre rabbie e i nostri desideri. Abbiamo costruito collettivamente un meccansimo che mettesse in comunicazione tra loro le lotte che attraversavano ed attraversano i territori metropoltani ed il lavoro. E fu Incontrotempo 2.0, la festa del precariato metropolitano verso il reddito...

Potevamo attendere quindi un incontro fortuito a casuale che facesse nascere potenza, che indirizzasse le potenzialità delle nostre vite in una direzione qualsiasi. Potevamo attendere all'infinito i tempi di una politica che ci mette in bella mostra come oggetti da usare, rappresentare, agitare e controllare. Avremmo potuto sopravvivere nell'attesa, ma il calore che si è sprigionato dai nostri respiri, dal nostro fare in comune, ci ha spinti a decidere, a proporre, a parlare, a fare, a cooperare per arrivare ad INCONTROTEMPO³.

INCONTRO-tempo
E’ uno spazio di confronto collettivo, alla ricerca di una soluzione comune che ci faccia superare l’isolamento e la frammentazione che la precarietà di vita ci impone. INCONTRO-tempo perchè vogliamo costruire un contenitore accogliente che sappia valorizzare le attività della nostra vita
e farle incrociare in un tempo comune...

Incontro-TEMPO
E’ lo spazio di quelli e quelle che rivogliono il proprio tempo e che rivendicano la
possibilità di scegliere, di quelli che rifiutano i tempi e i progetti di vita dettati
dalle esigenze del mercato e di quelli che lottano contro una vita messa al lavoro, consapevoli di essere la vera ricchezza che muove la società globale. Per questo vogliamo un reddito per tutti, universale ed incondizionato che sia non un fine ma uno strumento per sottrarci al ricatto della precarietà e tratteggiare un altro mondo che guardi in un'altra direzione ostinata e contraria...

In-CONTROTEMPO
Perché chi si incontra in questo spazio vuole sperimentare un altro tempo, forme altre di relazione e cooperazione che bloccano quel meccanismo di produttività totale che ci stritola. Vuole aprire percorsi di rivendicazione inclusivi e riproducibili in grado da subito di trasformare i rapporti di forza e rendere possibile la liberazione delle nostre vite, dei nostri progetti, della nostra relazionalità, dei nostri desideri.

Posted by acrobata at 00:23 | Comments (0)

25.09.00

RIVOGLIO IL MIO TEMPO.

PERCHE’ E' DELLA MIA VITA CHE SI TRATTA.
INCONTROTEMPO 2.0

Ho trovato una stanza. 400 euro spese escluse. Come tutti i giorni dormo poco per essere puntuale al mio posto di lavoro visto che c’è un traffico schifoso e le strade sono piene di buche. Svarie ore di lavoro, 2 ore per andare e tornare, 1 ora per fare la spesa, 2 ore per mangiare, e una volta al giorno mi piace pure dormire. Totale: tre ore per me.
Ogni tanto voglio leggere un libro, o andare al cinema, qualche volta anche a teatro, ma prima di farlo ci penso cento volte, perché costa davvero troppo.

Ogni volta che vado a lavorare devo ringraziare quando mi danno 10 minuti per la pausa pranzo, devo ringraziare quando mi fanno fare gli staordinari gratis, o ringraziare perché mi hanno fatto un contratto precario o perché mi fanno lavorare al nero. Poi, a fine mese, grazie per lo stipendio di merda, 4 spicci e pure un sorriso altrimenti sei anche maleducata/o.
Grazie, grazie, grazie ar cazzo.

Ci siamo organizzati come precari e precarie, ci vogliamo fare una festa anche se troppo spesso non c’è niente da festeggiare. Vogliamo fare delle assemblee per parlare degli sportelli di lotta dove ci scambiamo informazioni su come risolvere collettivamente i nostri problemi sul lavoro, sulla casa e sui migranti. Faremo un assemblea per parlare di come occupiamo le case, o di come ci difendiamo dalle cartolarizzazione o dagli sfratti. Vogliamo fare delle assemblee che parlano delle lotte che facciamo nei territori o sui posti di lavoro e di come unirle.
Alla fine faremo un’assemblea generale, per immaginare come essere protagonisti della nostra vita, come collettivamente ci riprendiamo il presente e costruiamo un futuro libero dalla precarietà, libero dalla guerra globale permanente e da tutti quei papponi che pensano di essere meglio di noi perché speculano sulle nostre vite.

Incontrotempo 2.0 sarà questo, e sarà tutto quello che i precari e le precarie ci porteranno, Incontrotempo 2.0 sarà concerti, jazz, cineforum, cene sociali, socialità.

Il nostro scopo è la riconquista del tempo e per questo ci stiamo organizzando…

Incontrotempo 2.0 dal 30 Settembre al 3 Ottobre L.O.A.Acrobax, Via della vasca navale, 6 Ponte Marconi.

Info: 06 5582715 incontrotempo@inventati.org www.incontrotempo.info

POCHI SOLDI IN TASCA TANTA RABBIA IN TESTA,
INCONTROTEMPO 2.0… e scusate se è poco

Posted by acrobata at 22:19 | Comments (4772)

24.09.00

INCONTROTEMPO_TAVOLO CASA

Casa è reddito?

Appello alla costruzione di un tavolo su precarietà abitativa, lotta per la casa e nuove proposte dell'abitare

Confronti, racconti e prospettive della lotta per la casa.

In un festival come INCONTROTEMPO, che si propone di rimettere al centro le lotte dei precari per rilanciare su prospettive e percorsi comuni, non possiamo farci scappare l'occasione di costruire un momento di confronto, scambio e discussione sul problema della casa. Il bisogno di casa non trova soluzioni all'interno degli attuali processi politico-legislativi i quali anzi, a partire dalle cartolarizzazioni delle case degli enti pubblici, non fanno che aggravare la situazione dell?emergenza abitativa. Se in effetti quello di casa è un bisogno comune a chi vive una condizione di precarietà, è innegabile che esso sia fortemente diversificato in base alle coordinate territoriali. Il territorio è al tempo stesso quello disegnato dal mercato ostile degli affitti, dalle trasformazioni produttive delle metropoli, dalla svendita del patrimonio pubblico, e quello ridefinito dalle lotte di riappropriazione, dalle occupazioni, dalle reti di solidarietà e mutualità nella lotta che tra queste si intrecciano. Ci immaginiamo che le specificità dei territori e dei percorsi di lotta, l?eterogeneità della composizione sociale della precarietà e dell?emergenza abitativa che in essi trova luogo, debbano trovare in un tavolo di INCONTROTEMPO modo di essere raccontate da tutti quei soggetti che si riconoscono nella comune rivendicazione di una casa per tutti e tutte. Proprio forse in virtù delle marcate specificità territoriali, anche i percorsi di lotta producono rivendicazioni di ambito locale: interlocutori naturali sono per lo più sindaci, assessori al patrimonio o delegati all'emergenza abitativa. Questo aspetto centrale che il territorio assume nell'articolazione della lotta per la casa non deve però impedirci di far risaltare i numerosi elementi comuni ai nostri percorsi, sentiamo infatti la voglia di confrontarli, di produrre un respiro comune che leghi il bisogno di casa a quello di un reddito universale e incondizionato, di ragionare collettivamente sulle forme di autorganizzazione e comunicazione sociale, come gli sportelli informativi e di lotta, le autocertificazioni sull'emergenza abitativa... Per una volta, ogni tanto fa bene, vorremmo emanciparci dai problemi quotidiani dell'autogestione (turni di pulizia, picchetti...) e permetterci il lusso di sparare alto: domandarci cosa significa il diritto alla casa sancito dalla Carta di Nizza, chiederci se ci interessa articolare a livello nazionale iniziative di lotta e controinformazione contro i processi di cartolarizzazione portati avanti dagli ultimi governi. Solo nella città di Roma ci sono attualmente 20.000 nuclei abitativi sotto sfratto, come si conduce un'inchiesta militante che sia uno strumento valido nelle mani del movimento? Come organizzare, anche a partire dagli occupanti di casa, un'opposizione reale alla legge Bossi- Fini che mette gli immigrati sotto il duplice ricatto del lavoro e del padrone di casa attraverso la richiesta di certificazione della cessione di fabbricato? A partire anche dagli spazi sociali e abitativi occupati, quali rivendicazioni (tariffazioni sociali) o percorsi di lotta (autoriduzioni di massa), ci immaginiamo contro le privatizzazioni delle aziende locali di luce, acqua e gas, la cui equiparazione a comuni beni di mercato non fa che aumentare il livello di precarietà di vita?

Lanciamo quindi questo appello a tutte le realtà che quotidianamente agitano sui territori il problema dell'emergenza abitativa, costruiscono momenti di riappropriazione, occupano le case, si autorganizzano contro la precarietà abitativa per costruire

insieme il tavolo all'interno del festival del precariato metropolitano INCONTROTEMPO 2.0 Invitiamo tutti e tutte a far girare il più possibile queste appello anche fuori dalla mailing list incontrotempo@inventati.org

Posted by acrobata at 14:46