06.10.02

LO SPORT PER TUTTI E TUTTE

"Sport, voce del verbo TO SPORT: contare i passi, misurare il gioco con il proprio corpo, con la propria vita. Conquistare lo spazio, controllare il tempo, inventare un senso".


Lo sport del novecento

L’impianto ideologico dello sport del Novecento è mutuato dall’industrialismo: il primato della prestazione assoluta; la competizione universale come modello di comportamento; il progresso come crescita materiale illimitata; l’alleanza tra tecnica e lavoro disciplinato; il prestigio e la valorizzazione sociale vincolati al risultato unico.

Lo sport è stato per cento anni un fenomeno planetario di CIVILIZZAZIONE, di globalizzazione buona: pur tra mille contraddizioni e ipocrisie, nello sport andava in scena una società più aperta e paritaria di quella reale, una metafora della moderazione dei rapporti sociali (parità razziale, fair-play, democrazia delle pari opportunità, valorizzazione del corpo).


Tutta l’educazione è fisica

Un buon allenatore dovrebbe essere capace ad organizzare il movimento. Organizzarlo, non reprimerlo. È la responsabilità di gestire il movimento di un gruppo sociale negli spazi e nei tempi della scuola o dello stage. Di creare e condividere gli schemi corporei, le configurazioni motorie e le regole di relazione che attivano sicurezza, curiosità, familiarità, cooperazione. E valorizzazione di sé.

Giochi e risvegli sono un bisogno elementare, non della scuola elementare. Impegnare il corpo nell’esplorazione e nella rappresentazione del mondo è una modalità di base dell’apprendimento, non solo una modalità dell’apprendimento di base. Tutta l’educazione è fisica.

Che cosa esattamente intendiamo dire con lo sport per tutti e tutte, di tuttti e di tutte?

Prima di tutto noi esprimiamo un obiettivo sociale, politico e culturale:noi consideriamo la pratica sportiva come un diritto di cittadinanza da realizzare. Tutti i cittadini devono poter fare sport. Un diritto da realizzare superando le storiche barriere di classe sociale, di sesso, di età e di condizione fisica che escludono ancora milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva.

Consideriamo lo sport per tutti come una parte essenziale del welfare che va garantito a tutti i cittadini. Ma le barriere sociali non sono le uniche barriere che ne impediscono la realizzazione: c’è anche una barriera tecnica, una barriera anche dentro lo sport. Infatti, se lo sport è soltanto massima prestazione e record, non può TECNICAMENTE essere per tutti. Può essere formalmente aperto a tutti, ma è tecnicamente riservato ai migliori. Pensiamo alla scuola: se lo sport nella scuola è indirizzato alla performance, alla selezione precoce dei migliori, non avrà effetti di inclusione ma di esclusione, creerà drop out. Per questo il nostro non è solo un obiettivo sociale ma anche un problema “tecnico”: è la ricerca incessante di nuove forme, di nuove regole, di nuove modalità di attività sportiva, effettivamente praticabili da tutti e a ogni età, non soltanto dai soggetti ottimali. E’ perciò impossibile concepire lo sport per tutti come un casa già pronta, come una costruzione compiuta: è un work in progress una tendenza culturale innovatrice che percorre tutto l’universo sportivo e che si esprime trasformando e rielaborando l’attività sportiva tradizionale e aprendo nuove strade.


Lo sport come diritto di cittadinanza

Lo sport e il mondo che lo caratterizza sono una realta' molto articolata e complessa fatta di miti, storia, campioni, atleti, squadre, manager, allenatori, allenamenti, gare, federazione, club,interessi economici, pubblicita', ideologie, attegiamenti, credenze competizioni, conflitti, divertimento,vincenti e perdenti.

lo sport per tutti e tutte e' qualcos' altro, noi esprimiamo un obiettivo sociale, politico e culturale: noi consideriamo la pratica sportiva come un diritto di cittadinanza da realizzare. Tutti i cittadini devono poter fare sport. Un diritto da realizzare superando le storiche barriere di classe sociale, di sesso, di età e di condizione fisica che escludono ancora milioni di donne e di uomini da qualsiasi pratica sportiva. Consideriamo lo sport per tutti come una parte essenziale del welfare che va garantito a tutti i cittadini. Ma le barriere sociali non sono le uniche barriere che impediscono la realizzazione dello “sport per tutti”: c’è anche una barriera tecnica, una barriera anche dentro lo sport. Infatti, se lo sport è soltanto massima prestazione e record, non può TECNICAMENTE essere per tutti. Può essere formalmente aperto a tutti, ma è tecnicamente riservato ai migliori. Pensiamo alla scuola: se lo sport nella scuola è indirizzato alla performance, alla selezione precoce dei migliori, non avrà effetti di inclusione ma di esclusione, creerà drop out. Per questo lo “sport per tutti” è un obiettivo sociale ma anche un problema tecnico: è la ricerca incessante di nuove forme, di nuove regole, di nuove modalità di attività sportiva, effettivamente praticabili da tutti e a ogni età, non soltanto dai soggetti ottimali. E’ perciò impossibile concepire lo sport per tutti come una casa già pronta, come una costruzione compiuta: è un work in progress una tendenza culturale innovatrice che percorre tutto l’universo sportivo e che si esprime trasformando e rielaborando l’attività sportiva tradizionale e aprendo nuove strade.

La Dichiarazione di Barcellona del 22 novembre 1998, a chiusura del Sesto Congresso mondiale dello sport per tutti promosso dal CIO, parla dello sport per tutti come di un “diritto umano”.


Ma che tipo di diritto umano è il diritto allo sport?

Nella cultura sportiva tradizionale, il diritto allo sport significa:SE SEI VELOCE,NON IMPORTA CHE TU SIA BIANCO O NERO.

Nella cultura dello sport per tutti, il diritto allo sport significa il diritto a correre, a nuotare, a giocare ANCHE SE NON SEI VELOCE, anche se sei lontano per età o condizione fisica dall’immagine ideale dello sportivo e del campione.

La pratica sportiva e' quindi intesa come mezzo per soddisfare altri bisogni: preservare un buono stato di salute stare in mezzo la natura, scaricare lo stress, socializzare con altre persone. A questa domanda si deve rispondere con strumenti legislativi e finanziari, adeguati. (Reddito di cittadinanza universale ed incondizionato).

Posted by acrobata at 06.10.02 00:57
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