30.09.02

Il silenzio dei colpevoli

“Perché so quello che devo fare, quello che tutte e tutti dobbiamo fare, subito: chiedere conto ai mandanti, agli istigatori, ai seminatori di odio; a chi certamente non gira con il coltello nascosto sotto la giacca ma, peggio, pronuncia condanne irresponsabili. E dobbiamo chiedere conto a chi volta la faccia dall’altra parte, a chi non vuole vedere né capire da che parte sta la violenza, e si trincera con supponenza dietro ad un atteggiamento di falsa equidistanza. Dobbiamo chiedere conto a loro della vita di Renato, che non c’è più”.

Haidi Gaggio Giuliani


IL SILENZIO DEI COLPEVOLI

“E’ finita la festa? Allora che cazzo state a fa qui? Andatevene a Roma! Merde!” E’ bastato questo breve prologo ad anticipare i 40 secondi più sconvolgenti della vita di Renato. 8 coltellate, una alla coscia, le altre al petto di cui due al cuore. 40 secondi che lo hanno ucciso, davanti a Laura, la sua compagna, e Paolo, ferito anche lui da due coltellate alla schiena.
40 secondi che hanno ucciso uno chiunque. Tutti noi.

Ma non è di Renato, non solo di lui, che vogliamo parlare. Vogliamo parlare dei tanti chiunque. Di come stia cambiando la società italiana, della mutazione delle sue culture.
La destra estrema neofascista da qualche anno ha dato vita ad un rilancio forte dell’iniziativa. Dagli stadi, dove vediamo sempre più spesso simboli di morte agitati con superficiale ignoranza, ad un revisionismo strumentale ed ipocrita, i gruppi neofascisti sono in continua attività, aprendo sedi mascherate da associazioni culturali e stringendo alleanze politiche con forze istituzionali che si sono candidate a governare l’Italia.
Questa destra estrema ha messo in campo loghi, magliette, gadget, una moda, un parlare ed un linguaggio (dalla produzione di circuiti alternativi musicali a iniziative cosiddette di carattere culturale), che raggiungono molti giovani e giovanissimi dei nostri territori. Ha provato a ridare forza ai miti della razza o rinverdire elementi culturali che, nel loro complesso, hanno giustificato anni di barbarie e violenze.
E’ una falsa credenza quella del fascismo becero e impacciato , una specie di cugino stupido e sfigato del nazismo. In Italia il fascismo e’ stata una dittatura violenta che ha lasciato una triste eredità di sangue nei suoi solerti nipotini, dalla fine della guerra ad oggi. Per questo è irresponsabile relegare i nuovi fenomeni di fascismo ad una sorta di revival folkloristico.

Ora non è più tempo di avere il fiato corto, ora è tempo di verità, di assumere una posizione, di denunciare e rendere pubblica una realtà che questo paese sta vivendo.
Non è più tempo di essere spettatori, ma è tempo di chiudere con la falsa idea dell’equidistanza, condannando le violenze neofasciste, e reagire innescando un meccanismo culturale e sociale che affermi una presa di parola collettiva contro questo silenzio assordante.

E’ tempo di dire la verità e di costruire quello spartiacque necessario a isolare chi, nelle città e nei paesi, ha costruito e sta costruendo campagne di odio, violenza e revisionismo; chi ha avanzato le tesi della supremazia e chi, nell’uso della lama, la porta alle estreme conseguenze.

Produrre arte, produrre cultura è una scelta consapevole dalle forti potenzialità. Proprio per questo, da parte di chi ha la possibilità di rivolgersi a larghe fasce di questa società, c’è la necessità di assumersi la responsabilità di riaffermare determinati valori che hanno dato vita a questa Repubblica.
Si può scegliere di non guardare, di pensare che sia tutto una casualità. Si può scegliere di accettare quel silenzio grigio che diviene normalità, un’unica nota fissa che ammutolisce tutti e come una nebbia fitta avvolge i nostri corpi.
Altrimenti si può essere lucidi, riuscendo a guardare i mille colori delle nostre strade, scoprendo che esiste, purtroppo, anche il nero della sopraffazione, della morte e del lutto.
Si può scegliere di usare parole che descrivano questa realtà e quel desiderio di poterla cambiare. Parole che rendono esplicite le contraddizioni, le difficoltà e le differenze, parole per confrontarsi e convivere, parole slegate da odio e violenza. Parole in mano alla vita.

Per questo vi invitiamo a firmare questo appello e ad opporvi al silenzio dei colpevoli. Vi chiediamo inoltre di offrire la liberatoria per una vostra produzione che potrà formare un CD il cui ricavato sosterrà le spese legali del processo di Renato e il progetto Renoize, un progetto musicale che al suo interno prevederà la realizzazione di una sala prove/registrazione e la costituzione di un’etichetta musicale indipendente che proverà così a portare avanti i sogni e le passioni di Renato.

I compagni e le compagne di Renato

Posted by acrobata at 30.09.02 01:33
Comments