03.09.06

Il silenzio dei colpevoli.

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“Perché so quello che devo fare, quello che tutte e tutti dobbiamo fare, subito: chiedere conto ai mandanti, agli istigatori, ai seminatori di odio; a chi certamente non gira con il coltello nascosto sotto la giacca ma, peggio, pronuncia condanne irresponsabili. E dobbiamo chiedere conto a chi volta la faccia dall’altra parte, a chi non vuole vedere né capire da che parte sta la violenza, e si trincera con supponenza dietro ad un atteggiamento di falsa equidistanza. Dobbiamo chiedere conto a loro della vita di Renato, che non c’è più”.

Haidi Gaggio Giuliani

NON E' STATA UNA RISSA E' STATA UN'AGGRESSIONE FASCISTA
verità_x_renato.jpg Domenica 27 agosto tre ragazzi sono stati aggrediti a freddo fuori da una dance hall a Focene. Un ragazzo, Renato, è morto.

La tesi dei futili motivi e della rissa tra balordi va rifiutata a partire dalle testimonianze raccolte che portano ad individuare l'omicidio di Renato come un'aggressione. L'aggressione fuori un locale gestito da alcuni attivisti di rifondazione comunista, una serata reggae, la modalità rapida dell'esecuzione. Questa è avvenuta all'interno di un contesto e in un territorio che vede la presenza di organizzazioni neofasciste che producono atteggiamenti di emulazione e pratiche che riteniamo fasciste.
Inoltre denunciamo l'inadempienza dei soccorsi e in particolare dell'ospedale Grassi dove è stato portato Renato, ancora vivo. E' necessario, quindi, attivare ogni forma possibile al fine di costruire un'altra verità che non sia disturbata da elementi esterni.
Il coinvolgimento di due giovanissimi, che per chiarezza, riteniamo di non dover indicare come due militanti organizzati, non ci fa ritrarre dall'inserire questa aggressione all'interno di un contesto più ampio che ormai vede questa città attraversata da episodi che denunciamo da anni. Dagli assalti ai centri sociali alle camionette di camicie nere in campagna elettorale; dai diversi accoltellamenti a giovani semplicemente vestiti in modo diverso ai pestaggi agli immigrati.
C'è una porzione di responsabilità politica in quanto è accaduto che tocca a chi crede di poter governare questa città mettendo tutto sullo stesso piano e cercando di rendere compatibile la presenza dei covi neofascisti con la democratica amministrazione della città, anche se il prezzo da pagare è il dilagare della violenza e delle aggressioni ai danni di chi vive la città di Roma.
Il silenzio intorno a questi fatti ha prodotto la legittimazione di queste bande neonaziste e la diffusione di pratiche e azioni che vanno definite come fasciste.
Siamo consapevoli che l'arresto di due ragazzi di 17 e 19 anni non ci restituisce nemmeno in minima parte il fatto che Renato non ci sia piu', del resto la nostra idea di giustizia non è assimilabile a quella punitiva della reclusione. Il sapere che gli assassini di Renato hanno un volto, un'eta', placa certamente un'innegabile ansia di sapere, ma poi?

Mobilitazioni:
Manifestazione del 2 settembre a Roma - Manifestazione a Fiumicino del 23settembre06 [foto da indy]

Contributi:
una prima ricostruzione dei fatti di Focene - In Verità... - Quando la verità diventò la nostra versione dei fatti - dossier sulle aggressioni di stampo fascista: in italia / nel lazio - dossier sulla destra romana (da indy)

Interventi:
lettera degli amici e delle amiche di Renato - lettera aperta alla città - lettera di Haidi Giuliani - lettera dei compagni e delle compagne dell'Orso - Perchè quello di Renato è un omicidio fascista (da Indy)

Rassegna stampa:
28agosto - 29agosto - 30 agosto - 31 agosto - 1 settembre - 2 settembre - 3 settembre - su indymedia

CONTO CORRENTE PER LE SPESE LEGALI

IL SILENZIO DEI COLPEVOLI. Ma non è di Renato, non solo di lui, che vogliamo parlare. Vogliamo parlare dei tanti chiunque. Di come stia cambiando la società italiana, della mutazione delle sue culture.
La destra estrema neofascista da qualche anno ha dato vita ad un rilancio forte dell’iniziativa. Dagli stadi, dove vediamo sempre più spesso simboli di morte agitati con superficiale ignoranza, ad un revisionismo strumentale ed ipocrita, i gruppi neofascisti sono in continua attività, aprendo sedi mascherate da associazioni culturali e stringendo alleanze politiche con forze istituzionali che si sono candidate a governare l’Italia.
Questa destra estrema ha messo in campo loghi, magliette, gadget, una moda, un parlare ed un linguaggio (dalla produzione di circuiti alternativi musicali a iniziative cosiddette di carattere culturale), che raggiungono molti giovani e giovanissimi dei nostri territori. Ha provato a ridare forza ai miti della razza o rinverdire elementi culturali che, nel loro complesso, hanno giustificato anni di barbarie e violenze.
E’ una falsa credenza quella del fascismo becero e impacciato , una specie di cugino stupido e sfigato del nazismo. In Italia il fascismo e’ stata una dittatura violenta che ha lasciato una triste eredità di sangue nei suoi solerti nipotini, dalla fine della guerra ad oggi. Per questo è irresponsabile relegare i nuovi fenomeni di fascismo ad una sorta di revival folkloristico.

Ora non è più tempo di avere il fiato corto, ora è tempo di verità, di assumere una posizione, di denunciare e rendere pubblica una realtà che questo paese sta vivendo.
Non è più tempo di essere spettatori, ma è tempo di chiudere con la falsa idea dell’equidistanza, condannando le violenze neofasciste, e reagire innescando un meccanismo culturale e sociale che affermi una presa di parola collettiva contro questo silenzio assordante.

E’ tempo di dire la verità e di costruire quello spartiacque necessario a isolare chi, nelle città e nei paesi, ha costruito e sta costruendo campagne di odio, violenza e revisionismo; chi ha avanzato le tesi della supremazia e chi, nell’uso della lama, la porta alle estreme conseguenze.

Produrre arte, produrre cultura è una scelta consapevole dalle forti potenzialità. Proprio per questo, da parte di chi ha la possibilità di rivolgersi a larghe fasce di questa società, c’è la necessità di assumersi la responsabilità di riaffermare determinati valori che hanno dato vita a questa Repubblica.
Si può scegliere di non guardare, di pensare che sia tutto una casualità. Si può scegliere di accettare quel silenzio grigio che diviene normalità, un’unica nota fissa che ammutolisce tutti e come una nebbia fitta avvolge i nostri corpi.
Altrimenti si può essere lucidi, riuscendo a guardare i mille colori delle nostre strade, scoprendo che esiste, purtroppo, anche il nero della sopraffazione, della morte e del lutto.
Si può scegliere di usare parole che descrivano questa realtà e quel desiderio di poterla cambiare. Parole che rendono esplicite le contraddizioni, le difficoltà e le differenze, parole per confrontarsi e convivere, parole slegate da odio e violenza. Parole in mano alla vita.

Per questo vi invitiamo a firmare questo appello e di opporvi al silenzio dei colpevoli. Vi chiediamo inoltre di offrire la liberatoria per una vostra produzione che potrà formare un CD il cui ricavato sosterrà le spese legali del processo di Renato e il progetto Renoize, un progetto musicale che al suo interno prevederà la realizzazione di una sala prove/registrazione e la costituzione di un’etichetta musicale indipendente che proverà così a portare avanti i sogni e le passioni di Renato.

I compagni e le compagne di Renato

Posted by acrobata at 03.09.06 22:45
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