01.09.05

Frequenze Metropolitane. Verso un primo numero di carta...

Metropoli-futurista-2.jpgQuella che segue è una suggestione per lanciare F M come rivista cartacea. Per far questo non serve altro che chi ne ha voglia cominci a scrivere: parlando di se e di quello che ha intorno, di trasformazioni sociali, economiche, culturali, per raccontare la metropoli. Per farci tornare la voglia di capire una volta che ci siamo fatti tornare la voglia di parlare. Perchè su questa radio di carta che sta per andare in onda ognuno potrà sintonizzarsi su una banda e leggere oppure, se ne avrà voglia, scrivere a sua voltra: con qualsiasi stile, registro o modalità.

Per saperne di più o per partecipare: [fm@acrobax.org]

Lo spazio che ci circonda scorre veloce, è difficile metterlo a fuoco, capire quello che succede. Scorre tutto, strade, palazzi, macchine, persone. Se ne passano veloci e indefinite come la voglia di andare a casa, di andarsi a rintanare. Come la voglia di fuga, di fare «altro», di rilassarsi, di non pensare. È la sera della metropoli, il sole che tramonta presto dietro tutto quello che la riempie, e piena di luci che ti riscaldano e ti dicono che sei già a casa, che tutto in fondo è familiare. Eppure nei tuoi giri, giorno dopo giorno attraversi zone in cui non ti sei preso neanche un caffè, in cui non conosci nessuno. Ma io che attraverso la città ogni giorno, lo faccio per cosa...per chi?
La familiarità ovattata, troppo facile conoscere cose che hanno una sola faccia, quella bidimensionale della pubblicità, dei cartelloni, delle insegne e della tv, della spettacolarizzazione delle nostre vite, già tutte svolte e mostrate. Primo obiettivo. Tornare ad essere soggetti attivi della narrazione: delle vite, dei luoghi, delle dinamiche che ci circondano per farli tornare nostri.
Il flusso delle insegne che brillano, che incanalano e assicurano il tuo percorso, non si spegne mai. Su certe strade restano illuminate anche le vetrine che mettono a nudo gli interni dei negozi deserti, e il tutto è così preciso e pulito, geometrico e sublime che ti viene da pensare che ti stanno mostrando l’anima di quel posto invece che le sue interiora che puzzano da diventare scemi. Ma non c’è nessuno a raccontare il puzzo, la merda che si respira di giorno là dentro, dietro ogni singolo numero civico delle «nostre» strade, perchè la notte chiudono e sigillano bene verso l’esterno, perchè chi avrebbe da dire vuole dimenticare, o forse vorrebbe avere la forza di parlare. Forse perchè ci vuole grinta a fare quello che si vuole, a costruire, a desiderare. Quella grinta che spendi a sopportare. Tutto il giorno.
In questo centro commerciale sparpagliato sulle «nostre» strade, lavoriamo tutti fianco a fianco per il benessere di chissà quale entità astratta: l’economia, il paese, la nazione. Ognuno ha il proprio ruolo ordinato, guai a sgarrare di questi tempi, c’è la crisi. Già: ma la crisi per chi? E alla fine, ogni sera, ci troviamo tutti per i fatti nostri senza aver scambiato una sola parola con chi ci ha lavorato affianco, senza aver capito se qualcun’altro aveva il nostro stesso problema, senza avere la voglia di parlare di qualcosa che non può continuare così. Questa voglia ce l’hanno tolta. E alla fine la merda diventa oro, perchè nessuno la denuncia e perchè loro la impacchettano sempre a meraviglia.

Ma nell’esplosione quotidiana che sparge la gente in giro per la metropoli come schegge impazzite qualcosa succede. Il movimento incessante spesso è accompagnato da una colonna sonora, ognuno ha la sua, spesso si accende la radio nelle ore in macchina. Ancora una volta sollevati da terra, una volta tanto possiamo decidere di rimanerci. Di accettare la situazione, avendola compresa, e di girarla a nostro vantaggio. Basta un piccolo balzo, cambiare banda...Il rumore monotono e indistinto di fondo inizia a crepitare... la radio si sintonizza, si sente ognuno parlare di se stesso, si sente crescere la voce calda di un’altra persona che in questa giornata ha provato le stesse sensazioni, pensato cose e avuto reazioni simili. E poi non si smette più: nell’etere infatti le traiettorie diventano tante frequenze e si può saltare da una frequenza ad un’altra a proprio piacimento. Dall’unica traiettoria teatro di scontri si passa a tanti possibili incontri: quante sono le frequenze, quante sono le persone che attraversano la metropoli. La «vera» metropoli non esiste, e se chiedessimo ad ognuno che ci vive o la attraversa di descriverla ci ritroveremmo con migliaia e migliaia di città diverse, tutte ugualmente possibili. Ognuno ha infatti la propria mappa mentale della metropoli, spesso però generata da esigenze che non sono le proprie. Cercare la consapevolezza e la comprensione del territorio metropolitano attraverso il racconto delle mille realtà che vi navigano, può essere il primo passo per fare si che le città tornino ad essere nostre davvero, trasformandole secondo funzioni e percorsi che mettano al centro dell’attenzione il sociale e le relazioni umane invece dei profitti.

Trovare luoghi per incontrarsi è difficile. Bisogna inventarsi nuovi modi e strumenti di metterci in connessione, per stare sempre in comunicazione nonostante il tempo per farlo sia sempre di meno.
Una radio può stabilire questo ponte, e FM vuole essere una radio scritta, cartacea, che intercetti le diverse Frequenze Metropolitane che non vengono ricevute e a cui non dispiacciono le interferenze. FM non sarà la discarica delle lamentele, non è un espediente per fuggire, ma si vuole fondare sulla volontà di denuncia, sull’informazione reale di ciò che succede, sulla comunicazione tra i frammenti, sulla moltiplicazione dell’uno. Per ridare vita e forma ai luoghi resi bui e sfocati dai flussi produttivi. Luoghi che non sono più, di sicuro, quelli intesi in modo univoco come punti imprescindibili di aggregazione, da frequentare “perchè si”. Ma saranno quei luoghi raccontati in modi diversi da persone diverse che ci renderanno un’immagine non più spettacolarizzata della società, per uscire dall’indefinitezza, dal silenzio che ne circonda le dinamiche reali e per superare l’isolamento che sperimentiamo sulla nostra pelle noi soggetti che ne attraversiamo i territori. Questi luoghi non saranno più gli stessi: presi, trasformati, riusati, invischiati di una storia e di un futuro che non ha nulla a che fare con l’attuale diktat che riempe i territori di significato: o merce o niente! (se non possono essere messi a profitto o pubblicizzati, allora i luoghi restano chiusi, bui, vuoti, insensati, silenziosi...)

L’obiettivo sta nel portare avanti con continuità argomenti come questi (e come tutti quelli che verranno alla luce) perchè diventino dei «discorsi sociali» di dominio pubblico, perchè se ne parli, per capire i mutamenti che ogni giorno avvengono sotto i nostri occhi, per comprendere i bisogni di tutti e per trasformare il nostro esistente. Per riprenderci il minimo di quello che ci spetta: la facoltà di decidere delle nostre vite. Perchè di cose sopra la testa ce ne sono passate troppe.

Insomma FM vuole essere scritta dalle persone che toccheranno il tuner e si sintonizzeranno su un particolare tipo di contenuto o stile dell’articolo: reportages, racconti, poesie, saggi, semplici commenti, annotazioni, recensioni, sfoghi, niente di tutto questo o tutto questo insieme: niente cadrà nel silenzio. Sarà anche la voce scritta dei progetti che vorranno raccontarsi, sarà un collage di temi e argomenti sempre aperti ai quali in qualsiasi momento si potrà dare il proprio contributo. Intanto è attiva una mailing list [fm@acrobax.org] con la quale iniziare a coordinarsi sui primi passi. Sui prossimi e sul futuro della rivista, solo il lavoro collettivo ci potrà far rendere conto di come proseguire.

Per ora, FM ha possibilità di nascere come una rivista di carta, autoprodotta e in grado di autofinanziarsi, lasciandosi anche dei margini per una distribuzione gratuita: la migliore pubblicità per arrivare ad una diffusione più ampia possibile, sia nella realizzazione, sia nella fruizione. Più avanti, chissà, potrà avere una sua versione online. La sua veste grafica definitiva verrà realizzata presso il Laboratorio del Precariato Metropolitano, Acrobax Project. FM ne sfrutterà i pc anche per l’immagazzinamento degli articoli, per la gestione della mailing list ecc. perché Acrobax perchè è un luogo pubblico, è l’equivalente architettonico di una rivista come questa, perchè è come una radio in muratura, un luogo di attraversamento in cui i soggetti metropolitani possono interrompere i loro flussi e sviluppare delle progettualità comuni, spesso rivendicative tra cui la più unificante è sicuramente quella di reclamare un reddito di cittadinanza per liberare il proprio tempo di vita dal ricatto del lavoro.

Posted by acrobata at 01.09.05 16:25