Ore 10.33
Camminiamo velocemente dalla metro Pietralata verso l’entrata di Panorama. Siamo tantissimi: vedo facce conosciute e altra mai viste…da Palermo a Padova, da Napoli a Milano. Centinaia di precari, disoccupati, occupanti di case: oggi siamo determinati ad affermare che abbiamo dei bisogni e che abbiamo il diritto di soddisfarli. Noi siamo la società della precarietà diffusa. Noi oggi chiederemo lo sconto del 70% per tutti/e qulli/e che stanno facendo la spesa.
Ore 11.15
La nostra contrattazione sociale ha avuto effetto. La direzione del supermercato ha dichiarato di donare tutta la merce che in questo momento stiamo ridistribuendo fuori dalle entrate. Le persone che erano dentro e ci hanno ascoltato sono uscite con noi, altre si avvicinano curiose e se ne vanno soddisfatte. Sembra che oggi abbiamo vinto noi: vinto contro la finanziaria che spende centinaia di milioni di euro per spese militari, vinto contro i tagli ai servizi sociali, vinto contro la svendita del patrimonio pubblico che cartolarizza le case, privatizza sanità e formazione… oggi abbiamo vinto noi contro chi ci rapina tutti i giorni.
Ore 11.40
Ce ne andiamo da Pietralata e tuti/e insieme andiamo a S.Lorenzo…ci attende la street parade del pomeriggio.
Ore 15.00
Siamo in piazza. Il corteo contro la precarietà e per il reddito garantito si sta muovendo. La musica inizia a vibrare sull’asfalto. Siamo insieme ad alcune comunità montane, ai vigili del fuoco, ai maestri e insegnanti ai precari delle catene commerciali, dei call center, degli ospedali e di tutto il terzo settore. Ci sono spazi occupati, case occupate, piccoli collettivi di precari , gli universitari, i disoccupati organizzati di Napoli e Palermo, sindacati di base, migranti …siamo migliaia.
Camminiamo lentamente per il centro di Roma.
Ore 16.24
Feltrinelli: viene ribadito che i saperi e la cultura sono un bisogno di tutti/e e che di tutti/e è il diritto ad accedervi.
Ore 18.09
Siamo 50.000 persone a Piazza Navona. 50.000 precari/e. Oggi è una giornata particolare.
Ore 18.10
I nostri pensieri vanno a chi ci ha sempre voluto precari, precarizzati e solitari. A chi ci voleva far subire la flessibilità e le sue insostenibili acrobazie. A chi aveva pensato che le nostre molteplici e diverse identità fossero incompatibili e mai avrebbero potuto camminare insieme.
Oggi, un giorno di Gennaio 2005
Da pochi giorni sono stati recapitati 58 provvedimenti giudiziari che ci accusano di rapina aggravata.
Nessuno vuole affrontare il problema del caro-vita per quello che è: un’emergenza sociale, un problema di tutti. Si è voluto liquidare l’espressione del disagio che migliaia di persone vivono in Italia come un problema di ordine pubblico, da reprimere e perseguire penalmente per di più con la richiesta di pene altissime, da 6 a 20 anni di carcere.
Qualcuno pensa di poter portare tutte le lotte sociali in tribunale: dalle lotte per la casa alle precettazioni dei ferrotranvieri, dalle denuncie di Scanzano, Acerra e Melfi, ai processi di Genova e Cosenza, dalle lotte dei disoccupati a quelle degli studenti e degli antifascisti.
Nessuno ci può giudicare…… noi siamo la precarietà che hanno voluto creare. Non rimarremo mai in silenzio: le nostre parole, non sono quelle dei verbali di polizia, ma quelle che pronuncia ogni precario/a quando si oppone alla propria condizione.
SABATO 6 NOVEMBRE:
NON RIUSCIAMO A CAPIRE SE ABBIAMO VINTO O SE ABBIAMO PERSO.
SAPPIAMO SOLO CHE NESSUNO CI PUO’ GIUDICARE!