28.03.00

BREVE STORIA DEL COORDINAMENTO CITTADINO

Il coordinamento nasce nel 1988. Alcuni compagni e compagne (molti dei quali provenienti dal Centro sociale “Hai visto Quinto”, occupato l’8 marzo 1986) si ritrovano all’interno dell’occupazione delle case di San Basilio (350 alloggi di edilizia residenziale pubblica, già terminati senza che vi fosse nessuna graduatoria di assegnazione). Alla fine degli anni ’80 ricominciare le lotte sui diritti negati rappresentava un’enorme scommessa e sicuramente era in controtendenza in un periodo in cui si era scelto, stante la situazione di estrema difficoltà a riprendere il cosiddetto intervento territoriale, di aprire la stagione dei centri sociali, per la riconquista di nuove forme di socialità e di rappresentanza politica.
Ma la lotta per il diritto alla casa era nel DNA del “proletariato” romano e questo consentì al movimento, nel suo complesso, di allargare la lotta in tutto il territorio. Alla fine del 1988 sono più di 2000 gli alloggi occupati (non solo a Roma ma anche nella Provincia, da Ciampino a Marino). Inizia in questo modo la battaglia per la sanatoria che vede le due realtà esistenti allora, il coordinamento e il comitato per la casa, dopo un primo periodo di frizioni, trovare un’unità di intenti che li porterà a vincere una dura battaglia che si caratterizza per le frequenti occupazioni sia del Comune di Roma che della Regione Lazio (in quest’ultima viene organizzata una tendopoli dal mese di luglio a settembre 2003, quando viene finalmente approvata la sanatoria).
Nel frattempo il movimento, cerca nuove strade che portino ad aumentare la quota di patrimonio pubblico. Nel 1989 vengono occupati, a Vigne Nuove, oltre 110 alloggi destinati alle forze dell’ordine. L’occupazione, pur in mancanza di acqua ed energia elettrica (che viene prodotta tramite un generatore) resiste per oltre un anno, alla fine dopo un intervento massiccio dei futuri assegnatari che circondano ed isolano l’intera zona, si contratta (barricandosi sui terrazzi dei palazzi) con il Comune di Roma che accetta di dare a tutti gli occupanti l’assistenza alloggiativa.
Sempre nel 1989 si realizza l’unità d’azione tra il coordinamento e i residence comunali (dove sono alloggiati oltre 2.000 nuclei) e comincia la lotta per il diritto alla casa, attraverso nuove acquisizioni di alloggi per tutti. L’allora amministrazione comunale capisce che non può sottrarsi da questo confronto quando nella stessa mattinata vengono bloccate, per ore, cinque principali arterie della città provocando la paralisi totale della stessa. Nonostante le cariche della polizia al blocco sull’autostrada Roma Fiumicino si apre finalmente un confronto serio che porterà, ovviamente non subito, a prevedere la casa anche per coloro che vivono in assistenza alloggiativa.
Nel 1990 il movimento lancia la campagna contro i mondiali di calcio, bloccando vari cantieri sino ad arrivare all’Olimpico, dove si attua dopo che eravamo stati completamente circondati una ritirata strategica. Lo scopo di questa campagna era di coagulare intorno al movimento tutti i settori sociali affinché si esprimesse la città dei diritti negati contro le speculazioni legate ai grandi cantieri. Come dicevamo erano anni difficili ed il movimento di lotta per la casa si trovò praticamente da sola ad indire manifestazioni e iniziative.
Sempre nel 1990 le realtà di lotta per la casa cominciano le occupazioni di interi blocchi delle case degli Enti, avvengono sgomberi a ripetizione, a volte anche violenti e comincia la stagione delle tendopoli che durano mesi e contemporaneamente si lancia la proposta dell’autorecupero degli stabili comunali abbandonati.
Dal 1990 al 1996 si occupano nella città decine e decine di strutture abbandonate, si richiedono fondi per nuovi acquisti e si porta avanti la battaglia sull’autorecupero. Nel 1996 viene ratificata la delibera che assegna sui piani di zona e sui nuovi acquisti il 66% degli alloggi all’emergenza abitativa e all’assistenza alloggiativa.
Nel frattempo nascono i primi due progetti di autorecupero (via Isidoro del Lungo e Via Rigola che, ancora oggi, debbono essere terminati).
La caratteristica di questi provvedimenti, tra l’altro unici sul territorio nazionale, è che praticamente quando cominciano ad essere operativi (cioè dopo anni) ci si trova di fronte ad altre centinaia di persone che richiedono una casa popolare.
In questi anni, esattamente nel settembre del 1993, nasce l’occupazione della federimmobiliare ad Ostia (tre grandi palazzoni frutto della speculazione che erano abbandonati da oltre dieci anni). Questa occupazione è frutto dell’esperienza e del lavoro delle compagne e dei compagni di Ostia che prima con il centro sociale e poi con il Vittorio occupato avevamo stretto forti legami con il territorio e con gli immigrati in esso presenti.
E’ la prima occupazione in cui vi è una forte presenza di immigrati (circa il 40% di 19 nazionalità diverse su un totale di 220 nuclei occupanti), e soprattutto nasce in una situazione in cui non sono previsti alloggi popolari per gli immigrati se non nel caso della reciprocità (cioè veniva prevista la possibilità di dare alloggi solo ai cittadini provenienti da Paesi dove era previsto l’assegnazione di un alloggio di casa popolare agli italiani!).
Questa esperienza rompe il meccanismo che fino ad allora aveva governato la lotta per il diritto alla casa per gli immigrati che era stata sempre condotta come esperienza separata (gli italiani da una parte, gli immigrati dall’altra)
Dopo il 1996 il coordinamento lancia la battaglia per il riconoscimento dello stato di emergenza a Roma.
Da quel momento inizia una nuova dura fase che porta nel settembre 1999 alla prima ratifica del protocollo sull’emergenza abitativa a Roma che prevede 170 miliardi di vecchie lire per gli acquisti più finanziamenti per sei progetti di autorecupero ed altri interventi in alcune periferie romane.
Nel gennaio 2001, prima dello scioglimento della consiliatura, il movimento occupa la sala del consiglio comunale. Il giorno dopo viene approvato dal Consiglio il protocollo sull’emergenza abitativa. La sera stessa viene occupato l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Lazio e finalmente si ha la ratifica definitiva del provvedimento.
E’ una vittoria storica perché finalmente non si ricorre al patrimonio pubblico già esistente ma vengono destinati fondi importanti per nuovi acquisti e per l’avvio di progetti di autorecupero.
Tra gli alloggi da acquistare vi sono anche quelli dell’INPDAM al Tintoretto, sui quali si scatena una campagna di puro stampo razzista, gestita dalle forze del centrodestra, con quelle del centrosinistra (esclusa Rifondazione) che si defilano, finché non viene approvato un comma nella legge sulle cartolarizzazioni che impedisce agli Enti locali di acquistare alloggi degli Enti Pubblici.
E siamo alla storia dei nostri giorni: nel 2004 si sta concludendo di assegnare gli alloggi previsti dal protocollo sull’emergenza abitativa del 2001 (ci sono voluti 3 anni!) e stanno per partire i primi tre progetti di autorecupero previsti nel protocollo. Ma tutto ciò ovviamente non basta come dimostra il nuovo ciclo di occupazioni partite due anni fa che hanno portato alla riappropriazione da parte di centinaia di persone di nuovi stabili nella città, in un clima in cui alle richieste del movimento si contrappongono i ritardi dell’Amministrazione comunale e le richieste di sgombero da parte della Prefettura.
Ancora una volta si richiede nuovo patrimonio pubblico, in una situazione in cui gli effetti della politica liberista e della privatizzazione stanno creando nuove esclusioni e sacche di povertà e precarietà. Ma di una cosa siamo convinti: nessun tentativo di repressione è riuscito in tutti questi anni a fermare le migliaia di persone che si sono autorganizzate ed hanno vinto nella rivendicazione del diritto alla casa e sicuramente non sarà facile per nessuno cercare di cancellare questo movimento che continua, con le iniziative al Campidoglio, il presidio di oltre un mese alle case del Tintoretto (che ha rideterminato la possibilità per gli Enti locali di acquistare il patrimonio degli Enti Pubblici) a lottare contro la negazione dei propri diritti.
Abbiamo riassunto in pochissime parole e numeri una lotta che ha attraversato questa città nel corso degli ultimi quindici anni. Vorremmo concludere ricordando l’impegno, la dignità e la forza di chi in tutti questi anni non ha piegato la testa ed ha continuato a lottare veramente per una realtà, almeno in parte, diversa.

Posted by Acrobax at 28.03.00 18:45
Comments