Le lotte sociali non si processano...
Così, per loro, è troppo facile!
Fa rabbia perché la repressione è la cosa più facile e scontata che possano
fare per tentare di ostacolare e interrompere i percorsi e le lotte sociali
che quotidianamente portiamo avanti. Si armano di tutto punto, finanziano la
ricerca scientifica per essere sempre all'avanguardia nella tecnologia del
controllo (identificazioni biometriche, videocontrollo diffuso,
intercettazioni ambientali.).
Provano ad inventarsi nuovi strumenti legislativi d'emergenza, per ridurre
ogni spazio di conflittualità, preparando un grande calderone in
cui "cucinare" ogni dissenso facendolo rientrare nel reato di "associazione"
sovversiva (come se poi la sovversione fosse di per sé un male e non andasse
invece giudicata in relazione a ciò che si vuole sovvertire e trasformare).
Continuano a costruire galere e CPT e ti ci chiudono dentro in attesa della
tua "redenzione", dell'espulsione o semplicemente dell'annichilimento.
Negli ultimi mesi è risultato evidente, anche a chi non è solito ragionare in
maniera dietrologica, che la repressione è tornata ad essere il principale
strumento di risposta politica ad ogni forma di conflittualità sociale. Con
il dibattito che il ministro Pisanu ha provato a sollevare sul concetto
di "violenza politica" si cerca di fare di tutta l'erba un fascio, mettendo
insieme nuove brigate rosse, anarco-insurrezionalisti dei pacchi bomba e
chiunque superi i confini sempre più stretti di una pseudo-legalità che non
tiene affatto in conto la giustizia sociale.
E allora la cosa più facile per togliere visibilità ad uno sciopero generale
è far scattare nella stessa mattinata una maxi retata, molto più efficace sul
piano del clamore che non su quello delle indagini.
Per Maroni e il suo sottosegretario Sacconi, incapaci di risolvere la
vertenza degli autoferrotranvieri, è fin troppo semplice criminalizzare chi è
intransigente sui propri diritti sguinzagliando i vari prefetti, imponendo
sanzioni e precettazioni. Eppure sciopero dopo sciopero, minaccia dopo
minaccia, i precari e i "garantiti" in via di precarizzazione che lavorano
nei trasporti e che sono andati avanti nella loro lotta stanno guadagnando la
solidarietà di chi vive quotidianamente tra mille disagi il bisogno di
muoversi attraverso la metropoli.
E di nuovo di fronte a chi porta una solidarietà attiva alle lotte spontanee
di questi lavoratori, cercando di sostenerli davanti ai depositi di tutta
Roma durante le lunghe assemblee o nei momenti di comunicazione con la città,
la cosa più semplice da fare è arrestare 5 giovani precari che volantinano
alla stazione Tiburtina per rivendicare un reddito garantito che passi anche
attraverso l'accesso gratuito proprio a quei servizi che oggi, privatizzati,
esternalizzati, smembrati, sono fonte di precarietà per la vita di chi ci
lavora e di chi li utilizza.
Ed è ancora troppo facile liquidare la lotta per la casa, diritto di tutte e
tutti, pretendendo che essa sia null'altro che un problema di ordine
pubblico, una realtà a cui rispondere con gli sgomberi, un reato di
associazione a delinquere contro il patrimonio immobiliare.
E' inoltre evidente la volontà sottesa agli ultimi arresti di indebolire i
movimenti che nella città di Roma denunciano lo stato di emergenza abitativa
e tramite le occupazioni, come momento di riappropriazione, crea una risposta
immediata al bisogno di casa, ben lontano dall'essere soddisfatto dalle
logiche del mercato o da quelle dei palazzinari.
Del resto anche per la giornata del 4 Ottobre, in occasione della Conferenza
Intergovernativa Europea, abbiamo agitato, con le nostre differenze e
ricchezze, queste istanze sociali contestando chi si proponeva di varare,
sopra le nostre teste, una convezione che ignorava, a favore del mercato,
vecchi e nuovi diritti di cittadinanza.
Lì dove singole vertenze sono diventate conflitti aperti e hanno trovato un
minimo comun-denominatore nella rivendicazione di dignità della propria
esistenza e del proprio tempo, la repressione è intervenuta per mettere a
tacere le contraddizioni.
Abbiamo deciso di intensificare e rilanciare le lotte sociali per non farci
intimidire ed impaurire o lasciare che la repressione solidifichi la cupa
ombra che, nella nostra quotidianità, si chiama precarietà di vita.
Cospirare vuol dire respirare insieme.
Posted by Acrobax at 07.02.04 14:52