Questo il volantino dello sportello casa:
Innanzi tutto vogliamo dire chi siamo: un gruppo di persone che da un anno si sono riappropriate del diritto alla casa occupando uno spazio, mentre prima ognuno era alle prese con la propria vita in una metropoli che non è certo il migliore dei mondi possibili.
Isolatamente vivevamo una condizione di vita che ha generato in noi dei bisogni: materiali o di fuga, in ogni caso concreti; ha generato alcuni desideri, altri ce li ha fatti dimenticare, altri ancora li ha posticipati di anni.
La mancanza di una casa degna di questo nome non è l’unica dimensione di questa precarietà di vita, ma è forse il macigno più ingombrante perché riguarda il proprio spazio, il luogo del proprio progetto di vita. Tra di noi, e diffusi tra i luoghi della città, coesistono mille forme diverse di precarietà abitativa.
Chi è sfrattato, chi dovrà esserlo, chi rischia lo sgombero o che la casa gli cada in testa; chi deve rimanere in famiglia; chi subisce l’onere dell’affitto ogni mese; chi deve vincolarsi ad una banca per decenni attraverso un mutuo; chi vede la propria casa succhiata via dai processi di cartolarizzazione (svendita del patrimonio pubblico ai privati ) in atto.
Insomma, c’è chi subisce soprusi e non può reagire, c’è chi è costretto all’immobilità dalle contingenze. A monte di tutte queste diverse condizioni c’è però la stessa, diffusa forma di violenza: quando ci viene tolta la possibilità di fare, di cambiare, di desiderare e progettare. Quando addirittura ci tolgono la speranza o la voglia di farlo. Quando si pronunciano parole come “d’altronde è così”.
Allora una cosa che le persone possono e forse devono tentare, cooperando, è proprio invertire questo meccanismo e provare a trasformare questa società un pezzo ogni giorno, perché questa non è altro che la cooperazione di tutti con tutti.
Questa è la nostra intenzione quando parliamo di uno sportello per la casa, costruire cioè un percorso comune: un’assemblea di persone che si possono riconoscere come parte del frammentato mondo della precarietà e che vogliano, debbano o abbiano solo fretta di superare questa condizione.
Come? Potremo dirlo solo discutendo tutti insieme…
Magari cominciando da una bella casa per tutti.