Non parlare al conducente...

Potresti scoprire che è uno di quelli a cui danno 850 euro al mese per svolgere turni massacranti.
Potresti scoprire che lui è uno di quelli per cui è impossibile trovare una casa dal momento che non si può aprire un mutuo avendo un contratto precario o pagare gli affitti che, con l?abolizione dell?equocanone e l?avvento dei patti in deroga, sono in continuo aumento.
Non parlare al conducente perchè potresti scoprire che anche per lui 1 euro è uguale a 1000 lire e che con lo stipendio si fa fatica ad arrivare alla fine del mese...
Lo sciopero di oggi 30 gennaio degli autoferrotranvieri è ormai oltre l'undicesimo dall?inizio di questa mobilitazione, che dura già da due anni, dovuta al mancato adeguamento dei salari (pari a 106 euro al mese) all?inflazione, nonchè alla costante precarizzazione delle condizioni di vita e di lavoro.
La protesta non ha finora portato alcun risultato ed anzi ha incontrato il tentativo di criminalizzazione da parte dei media ufficiali che ne hanno parlato solo dal punto di vista dei disagi vissuti dagli utenti: uno su tutti il ?caso? di Milano quando i lavoratori precari dell?ATM hanno collettivamente deciso di anticipare ed estendere la protesta, forzando la strategia concertativa dei sindacati confederali. L'ultima è l'iniziativa della Regione e di Storace. Cinque milioni di euro ovvero 300 euro a lavoratore nella prossima busta paga sono sufficienti a mettere su una propaganda squallida, ma non possono andare bene ai lavoratori cui ne spettavano, da accordo, circa il triplo.
Accanto all?opera demolitrice dell?informazione istituzionale, c?è anche la repressione messa in atto da governo e istituzioni locali (a prescindere dall?appartenenza politica) che usano l?arma della precettazione e delle sanzioni in base ad una legge, per la ?tutela? degli utenti, che di fatto snatura il diritto di sciopero impedendogli di incidere e determinare nuovi rapporti di forza nella contrattazione tra le parti.
Chi vive la realtà dei trasporti pubblici (se ancora si possono definire tali!), per lavoro o come utente, sa bene che, al di là delle mistificazioni, il vero disagio è quello causato dai problemi strutturali: le privatizzazioni, le ristrutturazioni, le esternalizzazioni di intere aziende e del loro personale, i tagli dei fondi erogati dal governo centrale agli enti locali, si traducono in maggiore precarietà per i lavoratori. Per gli utenti, in disservizi, ritardi, tagli alle linee meno ?utili? e ingiustificati rincari sul prezzo dei biglietti e sulle multe.
Come utenti e come precari scegliamo quindi di generalizzare la protesta, di essere uniti nella contestazione alle politiche di tagli e privatizzazioni che le aziende locali dei trasporti stanno portando avanti.
Quello del 30 gennaio sarà forse l'ultimo sciopero di questa vicenda conclusasi con il riconoscimento di neanche un terzo di ciò che i lavoratori dovevano avere. Per questo, se l'azienda non li paga, perchè noi dovremmo pagare l'azienda? Vogliamo allora cominciare dal 18 febbraio col diffondere e partecipare tutti insieme alla pratica dello SCIOPERO DEL BIGLIETTO, per dimostrare una solidarietà attiva ai lavoratori ma anche per cominciare da subito a dire che:
vogliamo trasporti pubblici e gratuiti per tutti e tutte!
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Se i manager ricevono la macchina aziendale e rimborsi della benzina per i loro movimenti, perchè noi dobbiamo sottrarre al nostro reddito 1 euro per ogni spostamento sia esso per lavoro, per studio o per le mille necessità della vita in una metropoli immensa come Roma?
Quello che ci siamo ripresi è solo una parte di ciò che ci spetta...
STOP PRECARIETA'
PIU' SOLDI AI TRASPORTATI
PIU' SOLDI AI TRASPORTATORI
REDDITO PER TUTTI